Sergio Salvi e “Le lingue tagliate”

di Anita Canonica

Il 2-3 giugno 2012 ad Ostana Sergio Salvi ha ricevuto il “Premio Speciale Ostana: scritture in lingue madri”, e in suo onore fu messo in scena lo spettacolo “12 canti per 12 lingue”.

Nato nel 1932 a Firenze, dove vive, si è formato alla scuola delle piccole riviste di cultura (Quartiere, Protocolli, L’oggidì, Il bimestre). Dopo cinque libri di versi (ricordiamo Il vento di Firenze, Firenze 1960 e Le croci di Cartesio Milano 1966), un saggio di critica letteraria (Il metro di Luzi, Bologna 1965) e un romanzo (L’oro del Rodano, Rizzoli, 1972), ha abbandonato l’esercizio della letteratura. Sono stati comunque i suoi interessi letterari a portarlo, nel 1964, nella patria dei Trovatori: l’Occitania. Lì Salvi ha scoperto che la lingua d’oc non è morta nonostante il secolare divieto di usarla, e che il presunto Midi della Francia è in realtà una nazione, ancora culturalmente omogenea. Ha dunque studiato “sul campo” il problema di una “cultura” (in senso antropologico) oppressa. Dopo l’Occitania ha preso in esame, una per una, le altre culture emarginate dell’Europa occidentale e ne è nato un poderoso volume (Le Nazioni proibite, Vallecchi, 1973), che, per la sua forma paradossale, ha riscosso un certo successo ed ha provocato molto scalpore.
Sempre rivolto alle libertà di lingua Salvi si è poi concentrato sul caso Italia dove ha rilevato e denunciato un “genocidio bianco”: un delitto sottile che si compie ai danni di due milioni e mezzo di cittadini alloglotti, in contrasto con la costituzione e la dichiarazione dei diritti dell’uomo. Il suo  libro (Le lingue tagliate Rizzoli, 1975) raccontava per la prima volta agli italiani, senza pregiudiziali italocentriche, le storie parallele delle minoranze linguistiche del loro paese.

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Documenta questo “rapporto”, con rigore spietato, l’oppressione esercitata dall’attuale (siamo nel 1975) stato italiano nei confronti delle lingue e delle culture materne delle comunità minoritarie del paese: una oppressione che non mostra soluzione di continuità con quella esercitata per un ventennio dallo stato fascista e, prima ancora, da quello “liberale” e che coinvolge politici e storici, giuristi e glottologi, devoti ai vari regimi al punto di offrire una copertura “scientifica” agli operatori del genocidio.
Sergio Salvi denunciava ma indicava anche in maniera impeccabile la soluzione di questo problema. “La libertà linguistica può e dev’essere concessa a tutti i cittadini senza bisogno di ricorrere a provvedimenti speciali e senza alibi delle fughe in avanti. Basta infatti che lo stato applichi finalmente lo spirito e la lettera della sua costituzione antifascista e repubblicana”.
Sicuramente anche grazie a Salvi, con la legge 15 dicembre 1999 n. 482 “Norme a tutela delle minoranze linguistiche storiche”, lo Stato finalmente provvedeva a riconoscere ed a fornire una prima tutela alle minoranze linguistiche in Italia.
Ancora rivolto al problema della tutela linguistica usciva nel 1978 Patria e matria. Dalla Catalogna al Friuli, dal Paese Basco alla Sardegna: il principio di nazionalità nell’Europa occidentale contemporanea, (Vallecchi).
Sergio Salvi si è anche occupato del tema dell’Islam nell’Unione Sovietica nel saggio La mezzaluna con la stella rossa (1993) e della Toscana (Nascita della Toscana e L’identità toscana).
Ad Ostana Sergio Salvi ha ricevuto il “Premio Speciale” nell’ambito del “Premio Ostana: scritture in lingue madri”e gli è stata dedicata una serata speciale con lmessa in scena dello spettacolo “12 canti per 12 lingue”. Dario Anghilante, Paola Bertello, Flavio Giacchero, Luca Pellegrino e Marzia Rey hanno eseguito 12 canti nelle 12 lingue delle minoranze linguistiche in Italia.

Per acquistare il libro:
https://www.abebooks.it/ricerca-libro/titolo/le-lingue-tagliate/

Articolo di Anita Canonica, apparso sul sito Portal d’Occitània del maggio 2012
http://www.chambradoc.it/edizione2012/sergioSalvi-LeLingueTagliate.page


Partita a scacchi con Ada Marra…

Immaginate una partita a scacchi…

Immaginate una partita a scacchi in un bar, fra il sottoscritto (cantautore sociale con qualche riferimento a destra) e la parlamentare socialista al Consiglio Nazionale, Addolorata “Ada” Marra…

«Giochiamo a scacchi Davide ?»
«Ok Ada, cosa scegli bianchi o neri? »
«No.»
«Cosa no?»
«Deciderò il colore di volta in volta.»
«Come sarebbe a dire? Guarda che qua uno usa i bianchi e l’altro i neri, non è che…»
«Ma perché mi costringi a scegliere tra i bianchi e i neri?»
«Vuoi che cominciamo a giocare o no?»
«Io sono qua per parlare di cose serie, mica per stare ai vostri giochetti! Sono anni e anni che ci prendete in giro con le vostre noiosissime partite a scacchi…»
«Vabbè senti tiriamo una moneta, testa uso io i bianchi e tu i neri, croce viceversa… ecco, croce. Hai tu i bianchi. Disponi i tuoi pezzi.»
«Finora avete giocato sempre voialtri, non sapete fare altro che parlare di disporre i pezzi e spartire cariche a destra e a sinistra, siete tutti uguali…»
«Ma sai giocare a scacchi? Piazza ‘sti pezzi!»
«Eccolo qua, l’arrogante che pensa di sapere tutto sugli scacchi. Piazzerò i pezzi di volta in volta.»
«Ma non è così che funziona, Ada!»
«E chi sei tu per dirmi non è così che funziona? Ha sempre funzionato male, con il vostro sistema!»
«Oh, insomma, ti piazzo io i pezzi, va bene?»
«Non toccare i miei pezzi!»
«Piantala. Ecco!»
«…»
«Tocca a te, i bianchi muovono per primi!»
«Muoverò i pezzi di volta in volta.»
«Ok Ada, ma tocca a te aprire!»
«Lo vedi che sei in crisi? Non sai cosa fare, sei lì che brancoli nel buio, non hai visto lo tsunami che arrivava…»
«Senti, hai voluto tu giocare a scacchi, adesso gioca.»
«Giocherò in base alle mosse che mi proporrai.»
«Forse non ci siamo capiti: io non posso muovere se non inizi tu la partita.»
«Iniziare la partita con voi significa legittimare un vostro modo di giocare a scacchi che…»
«Ma voi chi?! Che cazzo stai dicendo? Se non muovi, la partita non inizia!»
«È questo che vi dicono i vostri giornali? Eh? Che la partita inizia se si muovono i bianchi?»
«Non è che lo dicono i giornali, sono le regole del gioco.»
«Ma quali regole, voi ve ne dovete andare!»
«Senti, MUOVI una cosa qualsiasi, per favore, altrimenti facciamo notte.»
«Ecco, to’. Ho fatto la mia mossa. Ma solo perché ho deciso io di muovere.»
«Aspetta, scusa… quello è un alfiere.»
«E quindi?»
«Gli hai fatto scavalcare i pedoni, non si può.»
«Come non si può? Dillo che sei spiazzato, dillo!»
«Non è che sono spiazzato, è che solo i cavalli possono scavalcare gli altri pezzi!»
«Appunto! È quello che avete sempre fatto voi! Non vi accorgete che vi stiamo travolgendo? Non vi accorgete che avete già perso? Arrendetevi!»
Finale aperto: io, giocatore con i pezzi neri, continuo a giocare da solo, mentre Ada aspetta di avere il doppio dei pezzi.

Nel frattempo, l’anziano proprietario del bar abbassa la serranda a metà. Fuori, un cartello: “cedesi attività”.

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Adattamento libero di un testo di Carlo Alberto Lentola per il blog dischitalia.wordpress.com


Sanremo 2017 – RFT Streaming from Ariston Roof​

Con Radio Fiume Ticino, dal 7 al 11 febbraio, Davide Buzzi e Alex Bartolo vi racconteranno il Festival di Sanremo direttamente dalla Sala Stampa dell’Ariston Roof di Sanremo.

Siamo ai blocchi di partenza!
Quest’anno, per la prima volta da sempre, anche voi da casa potrete vivere le emozioni del Festival direttamente dalla sala stampa dell’Ariston Roof di Sanremo, stando comodamente seduti nel vostro salotto di casa. Come?
Semplicissimo, connettendo il vostro PC sulla nostra pagina facebook, per seguire Sanremo in modo diverso con Alex Bartolo e Davide Buzzi, i quali in diretta commenteranno per voi il Festival della Canzone Italiana per eccellenza.
Potrete interagire con Alex e Davide, inviando messaggi e commenti in diretta.
Sperando di vedervi connessi numerosi al nostro canale, vi auguriamo tanto divertimento e buona musica con il Festival di Sanremo 2017.
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L’udienza

Un racconto di Davide Buzzi, dal nuovo romanzo attualmente in lavorazione! © 2017

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Capitolo 82 / cpv. III

– Mercoledì 15 marzo 2017 –

     In aula per un istante si poterono a sentire le mosche volare.
L’avvocato Montecchi girò la testa verso il Porta e la Castromario con sguardo interrogativo, ma nessuno dei due fece segno di dire qualunque cosa. Solo la Castromario si scanchignò un tantino sulla sedia, come quasi a volersi far uscire le mutandine da in mezzo al sedere.
L’avvocato Scalozzi, sempre in piedi con le mani conserte sull’inguine, aspettava la mossa del presidente, il quale però si limitava ad osservare i due ricorrenti.
«Allora presidente?», ribadì il legale biaschese, «Questa ricevuta? Va o viene?»
«I termini del dibattito e le domande, come anche le richieste per le prove a carico e a discarico, li detto io!», replicò piccato il Montecchi, per nulla divertito dal fatto che lo Scalozzi lo toccasse sul tempo.
Poi si rivolse alla Castromario e le chiese conto di quella famosa ricevuta che, stando alla controparte, le doveva essere stata rilasciata dalla Ferrini al momento della consegna del plico.
«Il fatto è che…», fece per rispondere la vipera, ma lesto l’avvocato Porta l’aveva interrotta.
«Il fatto è, presidente, che al momento non disponiamo di quel documento. Facciamo comunque fede alla sua clemenza e che ci concederà di produrre il documento in oggetto in un secondo tempo, durante una eventuale prossima seduta!»
«Produrre nel senso di fabbricare o produrre nel senso di presentare?», scappò fuori prontamente ma senza invito all’avvocato Scalozzi.
Al presidente Montecchi salì la mosca al naso…
«Avvocato Scalozzi, questa è la seconda volta che la devo richiamare al rispetto delle regole. Qui il dibattito lo conduco io! Faccia in modo che non la debba ammonire un’altra volta! Dovesse succedere, sospendo la seduta e rinvio tutto per una nuova udienza in data da definire! Mi conferma che le è ben chiaro questo concetto?»
« Le chiedo scusa signor presidente! Mi affido al suo buon cuore e le garantisco che non succederà più!», reagì lo Scalozzi, ritirandosi in buon ordine sulle sue posizioni.
«Allora? Esiste o non esiste questa ricevuta?» Il Montecchi era tornato a dedicare la sua attenzione ai due ricorrenti.
«Non ci è possibile produrla, al momento…», ribadì non troppo convinto il Porta.
Il presidente del CIR sentì che nell’aria stagnava odore di bruciato e intimò all’avvocato di lasciar parlare la Castromario, ovvero la persona che, stante quanto dichiarato precedentemente, aveva consegnato la busta.
«Ebbene, signora Castromario? Cosa sa dirmi di questa famosa ricevuta? Esiste o non esiste?»
«Mi oppongo Vostro Onore, lei sta intimorendo la mia cliente!», si intromise nuovamente il Porta.
«Si oppone a cosa, avvocato? Qui non siamo in tribunale e io sono semplicemente il presidente della CIR! Vostro Onore un corno! Se ne stia buono e lasci parlare la signora, se non vuole ritrovarsi con un richiamo ufficiale al quale dover rispondere!», aveva replicato il Montecchi, obbligando così il Porta a ritornare sui suoi passi.
«Dunque Signora Castromario? La ricevuta!», intimò il presidente.
La Castromario rivolse lo sguardo verso la Ferrini dall’altra parte dell’aula, la quale guardò il Renzi che scrutò Don Adelmo, il quale – fin dall’inizio della seduta – teneva gli occhi incollati al piano del banco.
La donna era tornata a indirizzare la sua attenzione al Montecchi e dopo un ulteriore momento di esitazione aveva ritrattato; stizzosa.
La ricevuta non esisteva!
Come non esisteva???
Il presidente aveva strabuzzato gli occhi e per un pelo non gli era cascata la dentiera sulla cattedra.
*Ma allora che ci stavano a fare lì?*, si era chiesto il Montecchi.
Ordunque, ricapitolando: se la Castromario aveva consegnato il progetto e l’offerta, come mai non esisteva una ricevuta che lo poteva comprovare?
Perché non le era stata rimessa!
E per quale motivo non le sarebbe stata rimessa?
Alla Castromario era montato l’embolo e improvvisamente era esplosa…
«Per il semplice fatto che quella smorfiosa tutta burro, con il naso a rampino e  i capelli a crocchia mi ha preso cazzotti!!!»
«Non erano cazzotti, ma solo uno spintone! E il mio naso non è a rampino!», aveva ruggito la Verena, mentre schizzava in piedi come una molla.
«Ti ammazzo, Vipera Bastarda!», urlò, tentando di scavalcare il banco per raggiungere la sua avversaria dall’altra parte dell’aula.
Il Renzi però era stato più svelto di lei e l’aveva abbrancata per una caviglia, trascinandola indietro e rimettendola a sedere, per poi trattenerla avvinghiata al suo posto, mentre questa si dibatteva come un’ossessa, rintronando in direzione della Castromario epiteti e minacce che mai prima furono udite, nemmeno nei peggiori bar di Caracas.
*Tombola!*, aveva pensato Don Adelmo.

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Duilio Parietti e “La notte dei soli”

Lo scorso 22 dicembre presso la Soffitta del Libro, a Ludiano

La Soffitta del Libro, presso la ex casa comunale di Ludiano, lo scorso 22 dicembre ha ospitato lo scrittore ticinese Duilio Parietti, il quale ha presentato la sua nuova fatica editoriale dal titolo “La notte dei soli”. Davanti ad un folto pubblico, che non ha perso la ghiotta occasione per interagire con l’ospite,  e presentata magistralmente e con un tocco di ironia dal bravo animatore radiofonico “Maestrone” Angelo Quattrale, la serata letteraria in compagnia dello scrittore e giornalista è scivolata via davvero troppo in fretta, chiudendosi poi in modo conviviale con una panettonata in compagnia offerta dagli organizzatori della serata, l’associazione Libera il Libro Serravalle.

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Duilio Parietti è un personaggio che si sta profilando in modo importante all’interno del contesto degli scrittori della Svizzera Italiana. Luinese d’origine e ticinese d’adozione, Parietti da alcuni anni vive nell’ameno paesino di Russo, in Valle Onsernone. Ed è proprio presso la casa anziani “Centro Sociale Onsernonese” che si svolgono parte degli eventi raccontati nel suo nuovo romanzo “La notte dei soli”.

È la terza fatica letteraria in tre anni questa per il prolifico scrittore ticinese, dopo “Il sindaco con due mogli” e “Se non son gigli”, il quale in questo suo libro ha voluto raccontare soprattutto di alcuni aspetti legati alla solitudine spesso invisibile vissuta magari da persone che con la gente hanno a che fare ogni giorno, come infermieri o animatori radiofonici, e che nell’immaginario collettivo sono sempre circondati da innumerevoli persone che le cercano e le apprezzano, mentre invece nella realtà spesso si ritrovano ad avere una vita monotona e solitaria, magari addirittura al limite della depressione.

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Ma in questo libro Parietti ci parla anche di riscatto e di amore e di amicizia, e lo fa in tono che nulla ha a che fare con la mielosa retorica di certi romanzi “specializzati” nel genere. Duilio Parietti va a scavare nell’intimo dei suoi personaggi e ne estrae il meglio come anche (a volte) il peggio e ce lo sbatte in faccia con il realismo della vita di tutti i giorni, ricordandoci che la vita che lui ci racconta può tranquillamente essere quella delle persone che ci stanno vicino e alle quali vogliamo bene ma delle quali magari, presi nella nostra battaglia del vivere quotidiano, non ci accorgiamo della loro solitudine interiore…

Gli appuntamenti con gli scrittori di casa nostra presso la Soffitta del Libro di Ludiano proseguiranno anche nel 2017. Per seguire le novità proposte e conoscere i personaggi che l’associazione presenterà nel corso del nuovo anno, vi invitiamo a visitare la pagina ufficiale:  https://www.facebook.com/Libera-il-Libro-Serravalle-715098381934058/

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 DUILIO PARIETTI, pubblicazioni e premi:

2013 – Romanzo “Il sindaco con due mogli” (Albus Ed.).

2013 – Segnalazione, con diploma di merito, nel concorso letterario “Mirella Ardy di Sestri Levante”, per il racconto “Il muro”

2014 – Menzione speciale nel concorso “Gialli di lago”, con il racconto: “Omicidio in onda”

2015 – Romanzo: “Se non sono gigli” (Rapsodia Ed.).

2016 – Seconda edizione de “Il sindaco con due mogli” (Rapsodia Ed.)

2016 –  Terzo premio alla “15ma. Edizione del premio letterario nazionale Raffaele Pellicciotta”, sezione ‘fiabe per adulti’, con il racconto “L’auto nera”

2016 – Romanzo: “La notte dei soli” (Europa Edizioni)

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(Foto di Davide Buzzi)


La Valle non “perda i pezzi”!

Intervista di Mattia Sacchi

Davide Buzzi, con l’invio del suo cd “Perdo i pezzi” e una lettera a 105 politici ticinesi, canta l’amore per il territorio: “Dignità per i vallerani!”

Una bella sorpresa per tutti gli appas­sionati di Davide Buzzi. Il cantautore bleniese ha infatti presentato una ri­stampa di “Perdo i pezzi”, album che ha avuto un ottimo successo anche al di fuori dei confini ticinesi. Un’edi­zione arricchita da alcune piacevoli sorprese, come il singolo “Nostra Si­gnora dei Sogni Cadenti”, che è per Buzzi, da sempre attento al sociale, di parlare di un tema a lui molto caro…

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Come mai hai deciso di riproporre il tuo album Perdo i Pezzi?
Sono molto riconoscente a questo disco, che ha avuto grande successo e mi ha regalato molte soddisfazioni. Mi sembrava quindi bello omaggiarlo con una riedizione curata in ogni dettaglio. Inoltre ogni volta che qualcuno mi chiedeva il CD non sapevo cosa fare perché non esistevano più copie: diciamo quindi che, come i libri, questa è una seconda edizione…

Che differenze ci sono tra la vecchia e la nuova edizione di “Perdo i Pezzi”?
Ci sono alcune piccole differenze. Innanzitutto abbiamo rimasterizzato i brani preesistenti, poi proponiamo una nuova versione de “Il ponte”  in duetto con la cantante americana Yolanda Martinez. E poi una piccola sorpresa: abbiamo infatti inserito il nuovo brano “Nostra signora dei sogni cadenti”, registrata durante un esibizione live a Milano.

Hai accennato della tua collaborazione con Yolanda Martinez, che è anche un’attivista per i diritti dei nativi americani…
L’ho conosciuta quasi per sbaglio nel 2005, mentre era in tournée in Europa. Da lì siamo rimasti in contatto ed è stata la prima artista a partecipare al festival Apache Moon che organizziamo in Val di Blenio. E’ una grande artista, di quelle che ti lasciano il segno: oltre alla sua raffinatezza musicale, ti colpisce con la sua grande umanità. L’umanità di un popolo che ha sofferto. Mi ha colpito quando mi ha detto che ogni popolo deve vivere in pace, ma ognuno a casa propria: secondo lei, visto anche quello che è successo ai nativi americani, i movimenti dei popoli portano solo morte e tragedia. Chiaramente è un’utopia al giorno d’oggi, ma porta a fare riflessioni sul contesto attuale.

Che effetto fa rivedere la tua “creatura” dopo 11 anni?
E’ un album che, visto il successo che ha avuto, ho portato in tournée per 7 anni, in giro per la Svizzera e per l’Europa. Quindi non ho sentito troppo il suo “distacco”. Ma ripescare un vecchio lavoro e rendersi conto del suo significato provoca belle emozioni. Ed è anche la conferma di come anche in Ticino si possano creare bei progetti,  se ci contorniamo delle persone giuste con le quali creare sinergie. Rimasterizzare i pezzi è stato un po’ come restaurare una vecchia tela e ridarle vita: davvero bello!

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A proposito di Ticino, la ristampa del tuo album è stata anche l’occasione per parlare di un tema a te molto sensibile…
Il disco ha qualche pennellata di politica all’interno, parlavo di guerre ingiuste ma anche delle rivendicazioni della gente delle valli. Temi che non vengono mai portati avanti, anzi certe affermazioni pesanti di alcuni politici mi fanno pensare a un certo disinteresse. Ho pensato quindi che questa fosse l’occasione per giusta per parlarne.

Di quali affermazioni parli?
Recentemente il deputato leghista Michele Foletti ha parlato della gente di montagna come persone costantemente sussidiate. E pure Matteo Caratti e Tuto Rossi recentemente su La Regione hanno sparato a zero sui sussidi agli impianti sciistici. Sono accuse che non mi sono andate giù, perché ci si dimentica delle risorse che sono state tolte alle valli negli anni ’60, in cambio di quei sussidi che proprio adesso vengono criticati. E non mi stanno bene i toni con cui ci si permette di criticare i vallerani.

E’ vero che sei stato attaccato privatamente dal deputato PPD Simone Ghisla?
Purtroppo si. Avevo espresso su Voci di Blenio i miei dubbi per quanto ri­guarda l’operato Associazione Co­muni di Blenio, in particolare per la questione dell’ospedale bleniese e la legge LEOC, e il deputato pipidino mi ha pesantemente attaccato su Facebook. Sono rimasto sconcertato da questi modi: è così che i nostri rappresentanti si comportano di fronte a delle legittime critiche?

Quanto è importante far rivivere le valli ticinesi?
E’ fondamentale: sono una risorsa importante per l’economia di tutto il Ticino. Pensate al turismo o alle attività che possono portare lavoro e far girare l’economia. Invece la Posta riduce gli sportelli, le banche chiudono, le attività fanno fatica ad andare avanti, con il risultato che le persone sono costrette a muoversi verso le città già sovraffollate per riuscire a lavorare e andare avanti. E’ un sistema che non funziona e che porterà alla desertificazione delle zone di montagna.

Cosa bisogna fare quindi?
Dare maggiore autonomia alle valli, che devono potersi autodeterminare in maniera differente. Basti pensare al moltiplicatore, che qui è sempre vicino al 100%, mentre in altri comuni è bassissimo. Come si fa quindi ad avere una concorrenza giusta con questi presupposti? Il bello è che se si vuole aumentare il moltiplicatore ai frontalieri, come successo qualche tempo fa, il mondo politico si attiva e discute per mesi, con alcune aree politiche che parlano di discriminazione. Mentre per la pressione fiscale dei vallerani c’è il completo disinteresse. La politica dovrebbe quindi promuovere moltiplicatori speciali.  E dare il buon esempio delocalizzando i posti di lavoro dalle città verso le valli: questo ridarebbe nuova linfa alle attività della regione. Non vogliamo essere trattati meglio, ma alla pari.

Cosa sono per te le valli?
Sono amore di vivere, in un ambiente che ci riserva sorprese ogni giorno. E poi è stare in comunità, in un contesto umano che si aiuta a vicenda  e alle volte magari litiga. Ma pure questa è vita, nella sua massima espressione! E sarebbe un peccato perdere questo spaccato di umanità…

Insomma, non è proprio il caso di “Perdere i pezzi”…
Assolutamente no! Anzi, è proprio il momento di cercare quelli mancanti e rimettere tutto a posto, provando a cambiare politica e ridando dignità alle valli!

Intervista di  Mattia Sacchi per Il Mattino della Domenica

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Link dell’articolo:  http://www.mattinonline.ch


Davide Buzzi canta il disappunto dei vallerani. «Alcuni politici non sono al posto giusto»

Intervista di Paola Bernasconi

Il cantautore che ha inviato il suo cd con una lettera a 105 politici racconta la sua iniziativa. «Le valli di montagna non sono delle regioni “di sussidiati”, ma il Cantone ci ha tolto le risorse per vivere autonomamente»

BLENIO – Ha inviato centocinque lettere a politici, allegando un suo disco uscito nel 2006, spinto dalla voglia di denunciare che, a suo avviso, nella politica e nel modo di considerare le valli e le regioni discoste c’è qualcosa che non va. Che cosa vuole dire, esattamente, Davide Buzzi? Lo abbiamo chiesto a lui.

Il tutto parte da lontano, da un suo articolo pubblicato su “Voce di Blenio”, che ha causato uno scontro via social proprio con un neoeletto Gran Consigliere di valle. Inoltre, dopo la recente votazione sul Parc Adula, il deputato e Municipale di Lugano Michele Foletti si è lasciato andare a dichiarazioni sulla Valle di Blenio che non gli son piaciute.

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Davide Buzzi in concerto a Salerno (I) nel 2009

E poi cosa è successo?

«Mi ha stancato questa cosa di sentir definire i bleniesi  e gli abitanti delle valli in generale come dei sussidiati, dei pezzenti che vivono alle spalle della comunità e delle città. Le risorse, in realtà, ci sono state tolte già molti anni addietro e questo ci ha impedito di svilupparci autonomamente. Senza contare che spesso ci vengono pure imposte delle regole assurde che ancora una volta ci ostacolano in modo insormontabile. La controversia legata alla questione dei nostri rustici ne è un esempio. Nelle nostre regioni abbiamo dei bellissimi rustici che però dalla politica federale sono stati ritenuti “non degni di conservazione”. Se questi oggetti potessero essere restaurati, sarebbero fonte di lavoro per le nostre imprese di costruzioni e contribuirebbero all’abbellimento del paesaggio . Invece, a causa di queste regole cieche e irrispettose della nostra storia,  le nostre cascine crollano e le imprese licenziano o chiudono baracca, lasciando la nostra gente senza lavoro. Con tutto quello che ne consegue . Differentemente invece da quanto accade per esempio nelle città, come a Lugano, dove si continua a demolire in modo selvaggio e irrispettoso della storia e della cultura, per costruire ex novo di tutto e di più.
Sui nostri territori ci hanno costruito delle dighe, deturpandoci il paesaggio e togliendoci fondi e territori. Le nostre acque sono spedite a valle in canali chiusi, al termine dei quali vi sono delle turbine che producono energia. E quando infine queste acque tornano nel loro ambiente naturale, noi vallerani non ne abbiamo potuto godere.
In cambio cosa abbiamo ottenuto? Poco! Un po’ di prosperità generata nel primo periodo dell’edificazione delle dighe, strade più comode, qualche posto di lavoro pregiato e un po’ di ristorni sui canoni, naturalmente sotto forma di sussidi.
Prima ci hanno sottratto le nostre risorse poi, come se fossimo una specie di riserva indiana, ci viene rifilato un contentino sotto forma di sussidio che, in verità,  è molto meno di quanto che ci spetta».

Il disco, dunque, tratta temi politici? Ci racconti qualcosa delle tue canzoni?
«È un cd del 2006. Ora sto lavorando su altri due progetti e un libro. In quell’album ci sono alcune canzoni che riconducono al mondo della politica, seppur non cantonale. Per esempio, “La borsa degli scudi” parla proprio dei potenti del mondo che tendono, allungando i famosi trenta denari, a corrompere chi ci dovrebbe governare, per realizzare i loro sporchi giochi di potere. Ho semplicemente pensato che questo disco potesse forse essere adatto a far passare un certo tipo di messaggio».

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Davide Buzzi in concerto a Tirana (AL) nel 2013

Ci sono state risposte da parte del mondo politico?
«Ho ricevuto diverse email e alcuni biglietti. C’è chi scrive che ha gradito il mio omaggio e che ha letto con attenzione la mia missiva, qualcuno afferma che si sta impegnando per cercare di cambiare le cose e altri dicono che sono temi risaputi: lo so, ma in troppo pochi sono disposti ad affrontarli. Per come la vedo io, a Bellinzona siedono alcuni granconsiglieri non sono al loro posto, perché se lo fossero non si permetterebbero di denigrare le popolazioni delle valli o chi esprime il proprio dissenso, firmandosi, con un articolo su un mensile locale.  Colui che denigra in realtà è solo un debole e i deboli non dovrebbero stare nei governi e nei parlamenti. Ma d’altra parte la colpa è solo nostra; quel ruolo glie lo abbiamo assegnato noi, votandoli ».

Credi che la musica e l’arte in sé possano cambiare la società?
«In Ticino? Assolutamente no. In verità credo che del mio messaggio alla fine non resterà un granché. Ma c’era questa cosa che sentivo di dover dire. Perlomeno un domani non si potrà affermare che nessuno abbia detto nulla. Così ho approfittato del mio disco. Una lettera da sola magari non riesce a colpire nel segno, con la musica il discorso passa in modo diverso.  In ogni caso coloro che siedono nei nostri parlamenti e in governo sanno esattamente cosa stanno facendo e dove vogliono arrivare.  Francamente non credo che il mio scritto possa far cambiare qualcosa , ma quanto meno dice loro che il popolo non è stupido. Sono comunque convinto che la maggior parte dei politici sia brava gente che lavora onestamente, cercando di barcamenarsi in situazioni spesso molto complesse. Poi alcuni non sono preparati, oppure si trovano li  grazie a qualche “raccomandazione”, come anche  per interesse personale. L’acqua calda non sono certo io a scoprirla, in ogni caso».

Se qualcuno ti venisse a dire hai solo voluto farti pubblicità, cosa risponderesti?
«Non avrei certo usato un disco vecchio, già uscito e conosciuto. Fosse stato così avrei aspettato un po’ di tempo e avrei approfittato di uno dei miei nuovi lavori. Magari in un’altra situazione o in Italia, oppure se io fossi stato un altro tipo di artista forse poteva anche starci, ma in questo momento non ricavo nulla. E poi, volendo, potrei utilizzare altri aspetti della mia storia personale per promuovermi. Sono un personaggio pubblico e come tale credo che il fatto di prendersi delle responsabilità faccia anche parte del ruolo di un artista».

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La copertina dell’edizione 2016 del CD “PERDO I PEZZI” di Davide Buzzi

Intervista di  Paola Bernasconi per ticinolibero.ch

Link dell’articolo (versione ridotta):
http://www.ticinolibero.ch/buzzi-canta-il-disappunto-dei-vallerani-alcuni-politici-non-sono-al-posto-giusto/