Sanremo 2018 – Non mi avete fatto niente

Meta & Moro, dalla contestazione alla vittoria nel Festival della Canzone di “Casa Baglioni”

Per una volta siamo seri ed onesti, questo non è stato il Festival di Sanremo, ma una format televisivo dal nome “Casa Baglioni”, che per fortuna dopo tanto cantar giunse infine al termine!
Anche in quest’ultima serata il padrone di casa non voluto farsi mancare proprio nulla, aprendo subito le danze dei duetti autocelebrativi accompagnandosi con la rediviva (ma certo energica) Laura Pausini. Laura che, dopo l’esibizione in copia con Baglioni in “Avrai”, ha pensato bene di raggiungere tutto il suo pubblico dentro e fuori dall’Ariston, correndo in ogni dove per il teatro sulle note di “Come se non fosse stato mai amore” fino a sbucare su red carpet all’esterno dello stesso, regalando a tutti fans una sorpresa inaspettata.
E intanto i Campioni sciorinano via lenti o anche veloci, a dipendenza del vento che tira, fino a quando il buon Favino si mette a monologare un testo tratto da “La notte poco prima della foresta” di Bernard-Marie Koltès, la voce di un emigrato immaginario che non vuole più reggere il gioco di chi continuamente lo vuol mandare di qua e di là per sfruttare le sue mani e il suo lavoro… tutto ciò per portarci all’introduzione di Fiorella Mannoia con la sua “Mio fratello che guardi il mondo”, alle spalle della quale, come la gramigna, ancora una volta spunta l’invadente figura del Baglioni accentratore.
Non c’è niente da fare, proprio non riesce limitarsi, è più forte di lui!

Ma il carrozzone arranca, si va avanti a passi lenti, e a dieci minuti dalla mezzanotte siamo arrivati al 18° artista in gara. Non finisce mai, non vuole finire mai…
Canta il 19 e infine canta pure il 20. Nemmeno il tempo di respirare che sul palco arrivano Nek, Max Pezzali, Renga e dietro a reggere la coda il sempiterno Claudio Baglioni. Parte la base di “Avrai” e tutti a cantare in allegria. Tre minuti, cari saluti e via, il palco si svuota e subito si ripopola di un improvvisato coro; Baglioni (Ancora!!!), Favino e Edoardo Leo partono a manetta con una rivisitazione di “Mi va di cantare”.
Infine arriva il momento tanto atteso da tutti; cinque giorni dopo che la prima nota è risuonata sul palco dell’Ariston, le classifiche semidefinitive fanno la loro apparizione , riservandoci persino un uovo fuori dal nido; in finale schizzano Annalisa con la sua “Il mondo prima di te”, Lo Stato Sociale con “Una vita in vacanza” e Ermal Meta & Fabrizio Moro con “Non mi avete fatto niente”. E chi è l’ovetto a sbalzo? Annalisa!

Riparte un nuovo giro di votazioni per la gioia di TIM ma il tempo stringe.
Il cervello non ha ancora fatto in tempo a metabolizzare la news che ci è stata gettata sul tavolo poc’anzi, che Baglioni e compagnia sono raggiunti sul palco da Sabrina Impacciatore (che scivolando se ne va a gambe all’aria) e tutti insieme appassionatamente si lanciano nell’interpretazione de “La canzone intelligente” (mitico brano portato al successo nel lontano 1973 da Cochi e Renato) mandandoci tutti in overdose definitiva da Baglioni.

Giù tutti di nuovo e via a consegnare premi della critica e cotillon a destra e a manca. Poi finalmente arriva la fatidica busta con la sentenza definitiva:
Vincono la 68° edizione del Festival di Sanremo Ermal Meta e Fabrizio Moro con “Non mi avete fatto niente”, al secondo posto lo Stato Sociale con “Una vita in vacanza”, terza Annalisa con “Il mondo prima di te”.

Grazie dei fiori, buonanotte a tutti e arrivederci all’anno prossimo (senza Baglioni, si spera).

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Fabrizio Moro & Ermal Meta, vincitori della 68a edizione del Festival di Sanremo

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Sanremo 2018 – Rock a due a due, come se non ci fosse un domani

… finché diventa dispari!

Niente da dire, questa terza serata è stata un’inarrestabile onda rock a due a due, come se non ci fosse un domani!
Si parte subito forte con i padroni di casa a tirare la fuga con una personalissima rockeggiante versione di “Heidi”, ma in questo caso però si può parlare piuttosto di trio invece che di rock a due a due. Tuttavia siamo appena agli inizi e la serata si presenta scalpitante come un derby all’ippodromo Le Bettole di Varese, dove saranno i duetti spinta all’estrema potenza a farla da padrone e dalla quale nemmeno il dittatore artistico Claudio Baglioni ha saputo sottrarsi. E così da dietro le quinte dell’Ariston ecco spuntare una Gianna Nannini in grande spolvero che con Baglioni ha pensato bene di andare a tirar fuori una versione di “Amore bello” che tutto era men che inedita. La dama rock della canzone italiana, per l’occasione bianco vestita con tanto di scarpe rosse con rifiniture petrolio a fare da pendant, si è espressa al meglio, sostenendo il cantautore romano in tutto e per tutto, senza farsi mancare niente e sollecitandolo in un momento di calo con una bella e sana toccatina al deretano del cantautore romano.

Ma facciamo un passo indietro per ricordare a chi ci legge che prima di tutto questo bel popò di roba si sono esibiti le otto “Nuove proposte”, il futuro (si spera) della canzone leggera italiana. Pubblico, sala stampa e giuria degli esperti hanno infine decretato che a portarsi a casa il trofeo del Leone Rampante dedicato al vincitore di categoria fosse Ultimo con “Il ballo delle incertezze”, il quale si è pure aggiudicato il Premio Regione Liguria Luzzati.
Il premio della Critica “Mia Martini” per la sezione nuove proposte è andato a Mirkoeilcane con il brano “Stiamo tutti bene”, mentre il Premio Sala Stampa Lucio Dalla è stato assegnato Alice Caioli con “Specchi rotti”.

Rock a catinelle, anche nello spazio “coretto da teatro”, con un inedito Baglioni (sì, sempre Claudio e non Lorenzo) nell’impacciata veste di direttore d’orchestra, a dirigere l’aria di “Libiamo ne lieti calici” da La traviata, e la Hunziker e Favino a satellitare senza precisa meta sull’improvvisato palchetto;
Rock a thriller con “l’intervista/canzone” che vede Baglioni (ancora una volta) in coppia con la giornalista di “Chi l’ha visto” Federica Sciarelli;
Rock a valanga, in questo caso si può ben dire, quando sul palco si è presentato Piero Pelù per accompagnare (indovinate un po’ chi?) in una personalissima versione di “Il tempo di morire” dell’indimenticato Lucio Battisti.

Insomma una serata rock come se tempestasse, con tanto di tuoni e fulmini… per tacer dei duetti delle canzoni in gara delle quali però noi, per par condicio , ancora una volta non parleremo.

Alla una e quindici minuti sono finalmente arrivate le ennesime classifiche provvisorie, che hanno confermato in vetta Diodato & Roy Paci, Max Gazzè, Giovanni Caccamo, Ermal Meta & Fabrizo Moro, vanoni con Bungaro e Pacifico.

Prima di chiudere il pezzullo però è giusto assegnare anche una nota rock di merito a Baglioni e commissione artistica (invero su suggerimento, pare, di Cristiano Malgiolio) per aver assegnato il premio alla carriera alla grande Milva, impossibilitata purtroppo a ad essere presente all’Ariston per problemi di salute. La Pantera di Goro ha però voluto delegare in sua vece la figlia Martina Corgnati per ritirarlo e ringraziare pubblico e Festival per tutto l’affetto tributatogli in oltre cinquant’anni di carriera e 15 + 1 Festival di Sanremo che l’hanno vista protagonista. 

E con questo vi salutiamo e auguriamo a tutti una buonanotte rock a due a due, … finché diventa dispari!

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Noemi, che nella serata duetti si esibita con Paola Turci, assalita dai fans all’uscita dal suo hotel.

 

 


Sanremo 2018 – Il risveglio del dinosauro

Riprende vita il Festivalone, snellendosi in fase di crociera

“Una vita in vacanza, una vecchia che balla…”, magari sarà l’effetto Gabbani a sindrome cinese, cercato e trovato da “Lo Stato Sociale”, o forse semplicemente il fatto che il troppo storpia, sta di fatto che nel corso della terza serata dello show baglionicentrico dell’anno pare essersi risvegliato dal suo intorpidimento, per finalmente prendere quel giusto ritmo che si conviene ad un evento del genere.  Per non dire del fatto che il palco di Sanremo in questa sua terza serata ha saputo sciorinare all’Italia televisiva un certo bel numero di ospiti importanti, oltre ai quattro giovani delle “Nuove proposte”, Mubindi, Eva, Ultimo e Leonardo Monteiro.

Finita l’esibizione delle promesse della musica italiana del prossimo futuro, ecco che nuovamentete le assi del vecchio Ariston sono tornate ad essere calcate dalla categoria “Campioni”, fra i quali figuravano anche i figli rifiutati e poi ripescati, Ermal Meta & Fabrizio Moro. Canzone “sicuramente inedita” per effetto del “minore/uguale del 30%”, ha decretato mamma Rai!
Sia detto senza alcun pudore, in effetti non che noi qui in sala stampa ci abbiamo poi capito molto, ma sta di fatto che questo è il verdetto che la commissione d’inchiesta del Festival e la direzione della RAI hanno partorito. Tanto tuonò che infine non piovve!

Va beh, niente di che! Alla fine della fiera Big e ospiti si sono prodigati tutti insieme appassionatamente per risvegliare i torpori del pubblico teleRAIvisivo che, per niente al mondo,  da sessantotto anni a questa parte non si perde una sola puntata del dinosauro festivaliero… Campioni a gogo con l’aggiunta di James taylor, Gino Paoli, Virginia Raffaele, Nino Frassica, Claudio Santamaria e Claudia Pandolfi, e mi scuso con chi ho magari ho dimenticato.

Menu ricco con dessert assicurato da tanto di classifiche provvisorie, che anche questa volta saltano fuori dal cilindro di Baglioni ben oltre la una di mattina, che hanno sentenziato quanto segue: Max Gazzé, Stato Sociale e Ermal Meta & Fabrizio Moro in testa di una buona lunghezza e tutti gli altri a inseguire.
Ancora una volta i dati inerenti le “Nuove proposte” non sono pervenuti!
Detto ciò, tutti a nanna e spegnere la luce.

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The Colors che a Sanremo 2018 propongono “Frida”


Sanremo 2018 – S’ingolfa il Despacito…

IL secondo atto avanza claudicante, mentre i dati d’ascolto proclamano il successo della prima serata come se non ci fosse un domani!

Ok!
Il mattino è passato indenne fra i balconi non ancora fioriti di Sanremo e la balconata fluorescente del Teatro Ariston di Sanremo; ora è di nuovo sera e tempo di Festival e di canzoni. Intanto aleggia nell’aria il sentore della presunta frode innescata dal pasticciaccio Meta Moro che insistentemente ribadiscono  “Non mi avete fatto niente”. In effetti, se fosse, potreste essere voi ad aver fatto qualcosa di poco chiaro. Certo, non siamo ai livelli dei Tour de France di Lance Armstrong o del doping di stato organizzato dalla Federazione Russa in occasioni delle Olimpiadi invernali di Sochi del 2014, ma sta di fatto che per qualcuno lo scherzetto giocato dai due artisti non è per niente una cosa da lasciar passare senza conseguenze. Pertanto Ermal Meta e Fabrizio Moro sono stati sospesi dalla gara di Sanremo “in attesa di approfondimenti tuttora in corso sulla vicenda della presunta violazione del regolamento del Festival da parte della canzone”.
E questo è quanto!

Seconda serata orfana quindi di Meta Moro, ma che vede l’esordio del primo gruppo di quattro giovani della categoria “Nuove proposte”. Apre la gara Baglioni, Lorenzo e non Claudio, e poi strada facendo seguono Giulia Casieri, Mircoeilcane e infine Alice Caioli.
Letta così la storia parrebbe scorrere veloce e sicura lungo i binari dello show. E invece no!
Come già i “campioni” ieri sera, anche i giovani delle “Nuove proposte” in gara in questa seconda serata presentano delle canzoni di ottima fattura. Niente da dire, questi ragazzi sanno il fatto loro. Ma il resto dello spettacolo continua a claudicare pericolosamente, lento e infarcito di battute inutili e con una ridondanza pazzesca di estratti della carriera artistica del Direttor Baglioni. Dulcis in fondo, ci mette del suo anche Sting a spiaccicare la ciliegina sulla torta festivaliera, esprimendosi in italiano distorto in una personale versione di “Muoio per te”.
Diciamocelo chiaramente, non è che questa edizione di Sanremo sia brutta, anzi… le canzoni si fanno valere, la ricerca musicale è certamente di alto livello, l’orchestra è superba e la scenografia spettacolare. Quanto a presentazione però non ci siamo proprio; fra il despacito ingolfato di Favino, incursioni improvvisate sul palcoscenico e scenette inutili, la lentezza è ormai irrecuperabilmente cronica.
Ma gli ascolti della prima serata hanno decretato l’ampio successo della formula ideata da Baglioni e compagni, con oltre 11 milioni di telespettatori incollati agli schermi, che corrisponde ad uno share del 52%. Questo dato stabilisce quindi inconfutabilmente che il sottoscritto ha torto marcio e che invece gli italiani amano le formule dalla lunghezza infinita.
D’altra parte l’arrivo a fasi alterne di Pippo Baudo, Biagio Antonacci e Il Volo non possono che essere già da soli garanzia di indiscutibile successo. Così non ci resta che rimanere ammirati dalla bravura di Baglioni, abile burattinaio del teatro fantastico delle italiche emozioni, musicali e canore.

Finalmente, passata la mezzanotte da oltre 65 minuti,  ecco che le classifiche provvisorie fanno la loro comparsa in coda al mediatico evento sanremese, decretando Ron; Diodato con Roy Paci; Ornella vanoni con Bungaro e Pacifico, in vetta alle preferenze di pubblico a casa e sala stampa. Nuove proposte, dati non pervenuti!
E con ciò… buonanotte!

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Ornella vanoni con Bungaro e Pacifico, in vetta alle preferenze di pubblico e sala stampa


Sanremo 2018 – Partenza a spinterogeno sporco

La prima serata non convince; aspettiamo i dati d’ascolto.

Parte lento questo 68esimo Festival di Sanremo, anzi che no!
Nel senso… Parte la sigla dell’Eurovisione, arriva Fiorello e tutto sembra decollare nel migliore dei modi. Il motore sembra girare benino, la carburazione pare ossigenata.
Ma non è Rosario il capitano del bastimento, semmai un buon timoniere di rimorchiatore, del tipo ai quali nei porti di mare si affida il comando di quei rimorchiatori che servono a trascinare i grossi bastimenti fuori dalle acque basse.
E infatti, non appena lo showman siciliano sgancia il cavo di traino e prende la rotta per i camerini, ecco che lo spettacolo inizia a tossire come una caffettiera dalle guarnizioni consunte.
Insomma, Claudio Baglioni, Favini e Hunziker stentano non poco a far prendere quota alla prima serata di questa nuova edizione del festivalone nazionale. E questo malgrado il cast quasi stellare di Sanremo 2018. Insomma non bastano Ron, Annalisa, Vanoni, Biondi e compagnia bella vivacizzare l’evento, questo forse anche a causa del fatto che le canzoni di quest’anno, seppur di ottima fattura, risultano anch’esse piuttosto lente.
Poi però d’improvviso arriva  lo “Stato Sociale”,  con tanto di ballerina d’antan, e per un momento tutto sembra finalmente riprendere vita. Ma è solo una mera illusione, appunto… perché meno di 4 minuti più tardi il motore del carrozzone della prima serata sanremese del 2018 ritorna a tossicchiare, per poi trascinarsi mastodonticamente impacciato fino alla sua conclusione. Ben oltre la mezzanotte.
Se il buongiorno si vede dal mattino… Allora buonanotte!

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Fiorello accende i motori del 68° Festival di Sanremo (visione dalla sala stampa Ariston Roof)


Ra sctachèta ‘d Barbon

Un racconto di Stefano Buzzi

Correvano gli anni attorno alla fine dell’ottocento e il disagio e la fame erano comuni in paese. Emigrare per migliorare le proprie condizioni era la regola, per forse poi ritornare a casa saltuariamente, magari in occasione della caccia, onde rifocillare la famiglia.
Un bel dì quattro di questi emigranti, appena ritornati in paese per un breve periodo da passare in famiglia, avevano pensato di provare un fucile che uno di loro teneva in casa da tempo immemorabile , forse già appartenuto al nonno o addirittura al bisnonno, per essere sicuri che funzionasse. Era pure da un po’ di tempo che non si cimentavano con un’arma e quindi volevano pure essere certi che, nel momento cruciale, potessero tirare a colpo sicuro senza sbagliare la preda. Scesero così in campagna,in località Sot Rivà per eseguire la prova.
Tutto quel movimento non passò certo inosservato al Barbon, un povero cristo che ogni giorno ciondolava per il villaggio senza una meta precisa, che pensò bene di andare loro appresso per vedere cosa volesse combinare la combriccola  in quel di Sot Rivà.
Giunti sul posto i quattro posero il bersaglio a una cinquantina di metri dalla postazione di tiro che si erano scelti, un asse al centro del quale infilzarono una sctachèta ‘d calzé*, e quindi si prepararono per eseguire l’esercizio di tiro previsto.

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Fu in quell’istante che, accorgendosi della presenza del Barbon pensarono di chiedergli se per caso avesse fatto il servizio militare e se, sempre per caso, in vita sua avesse mai sparato un colpo con un fucile.
Alla risposta negativa del povero uomo i quattro si scambiarono un’occhiata complice, poi uno di loro se ne uscì con una proposta.
«Senti  un po’, se ti va facciamo una cosa… Ti offriamo la possibilità di guadagnarti una bella cena a base da luganich e  gnuc ross**, se riuscirai con un solo colpo di fucile a centrare la sctachèta che abbiamo posto al centro del bersaglio. Che ne dici?»
Il povero uomo, che come aveva ben chiarito in precedenza non sapeva nemmeno da che parte si impugnasse un’arma, fu sul punto di rifiutare. Ma essendo afflitto da una fame cronica, data la sua povertà di mezzi, penso che alla fine tanto valeva provarci! Mai dire mai, alla peggio per lui non sarebbe cambiato nulla. Ma se avesse centrato il bersaglio…

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Allora i quattro amici, fra risatine e sfottii più io meno velati, si fecero capo di una sommaria istruzione all’arte del tiro, in favore del Barbon. Quando fu stabilito che l’uomo avesse perlomeno compreso come si facesse a prendere la mira e tirare il grilletto, uno di loro inserì il proiettile in canna, serrò la culatta e consegnò l’arma all’uomo, il quale si sdraiò pancia sotto nel punto indicatogli e, memore dei preziosi consigli testé ricevuti, fra i commenti divertiti dei presenti si accinse a prendere la mira.
Il Barbon  vedeva l’asse posto a cinquanta metri da lui muoversi in continuazione, o forse era il fucile che si muoveva. Ma tant’è!
La sctachèta, quella, non la vedeva neppure. Poteva solo immaginare dove potesse trovarsi. La faccenda era tutt’altro che semplice e ormai l’uomo era certo che quel colpo sarebbe andato a finire chissà dove, comunque non certo nel punto stabilito secondo al scommessa fatta con i quattro emigranti, che intanto nell’attesa scrutavano il vecchio tirando qualche boccata dalle loro sigarette.

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BANG!

Non si sa come, e nemmeno se il colpo fosse partito effettivamente per volontà precisa del tiratore, ma successe che l’asse girò su stesso e cadde a terra. Le sigarette rimasero sospese fra le labbra interdette dei quattro amici, i quali strabuzzarono gli occhi.
Poi però  si sciolsero in una risata liberatoria e si abbassarono a sollevare il Barbon, che dopo tutta quella tensione faticava a rimettersi in piedi.
«Bravo, bravo Barbon, bel colpo!», esclamarono i quattro, menando grandi pacche sulle spalle del povero vecchio.
Va bene, l’asse lo aveva preso, questo era sicuro, ma da lì ad aver centrato la sctachèta, ce ne passava.
Tutti insieme finalmente si misero in marcia per raggiungere il bersaglio che giaceva a terra cinquanta metri più lontano e tale fu la sorpresa generale, prima fra tutti proprio quella del Barbon, nel vedere che la sctachèta era sparita dal centro del bersaglio, lasciando al suo posto il  buco slabbrato della pallottola.
I quattro amici, che erano rimasti senza parole e che adesso ben si guardavano di ridere ancora alle spalle del vecchio, non sapevano più a che santo votarsi. Fino a che uno di loro prese in mano la situazione e se ne uscì con l’affermazione che , NO, il tiro non era valido e doveva essere ripetuto.
Ma il Barbon non ci stava!
Non erano questi i termini della scommessa. Lui aveva sparato, lui aveva centrato il bersaglio, loro dovevano pagare pegno!
Senz’altra discussione!
Alla fine tutti si trovarono d’accordo sulla questione e al Barbon fu concesso il verdetto del vincitore!
Così la stessa sera i cinque i protagonisti di quella goliardica giornata si trovarono attorno allo stesso  tavolo, forse inizialmente non proprio tutti felici ma, quando davanti alle luganighe e alle patate fumanti il vecchio si prese la briga di ringraziare i quattro incauti amici per l’occasione offertagli e per la scommessa persa, l’ilarità generale prese il sopravvento, regalando a tutti un bel clima di festa.

È così che ancora oggi, a oltre cento anni di distanza da quella memorabile impresa, quando qualcuno realizza un’impresa “impossibile”, ad Aquila si usa dire, scherzando, «Blaga mia, l’è ‘na sctachèta ‘d Barbon!» ***.

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* Sctachèta ‘d calzé, chiodo da scarpone a forma quadrata che, posto sotto la suola serviva a far si che si potessero affrontare pendii scoscesi senza scivolare.

** Luganiche  gnuc ross, salsicce e patate rosse.

***Blaga mia, l’è ‘na sctachèta ‘d Barbon!, non vantarti, è un colpo fortunato!


In Valle di Blenio si spara ai cartelli

 

Già nel 2011 mi ero impegnato a documentare fotograficamente l’indecente e pericolosa inclinazione di qualcuno di sparare contro i cartelli stradali della Valle di Blenio.
A suo tempo,  pubblicando su questo mensile, le immagini di ben 25 insegne stradali, pubbliche e private sparsi fra nord e sud della nostra valle, danneggiate da questi vandali che nottetempo circolano armati per la nostra regione con lo scopo di dedicarsi al passatempo del tiro al cartello.Avevo persino portato tutta la documentazione in polizia con la richiesta di inviare il tutto alla Procura pubblica per procedere all’apertura di un’inchiesta. In merito non ho mai ricevuto una risposta.
Questa volta è toccato al nuovissimo cartello “Benvenuti ad Acquarossa”, posto dal comune della Media Blenio lungo la strada cantonale in quel di Motto, subire le conseguenze della scelleratezza degli ignoto sparatori.
Come già avevo scritto allora, quello che più mi preoccupa di questa faccenda, non è tanto l’aspetto indecoroso assunto dalle insegne (le quali per altro sono ridotte in condizioni pietose che fanno sembrare di essere in un paese toccato dalla guerra) quanto la demenza straripante che alberga nel cervello di chi commette questi gesti. Partendo dal presupposto che un colpo d’arma da fuoco si sa sempre da dove parte e MAI dove possa andare a terminare la sua corsa, mi sembra assai improbabile che chi ha commesso questi atti non si renda conto della loro pericolosità.
Se nel luogo dove sono stati esplosi i colpi fosse passato qualcuno, l’azione avrebbe potuto concludersi con il ferimento o l’uccisione di una o più persone e la cosa non è poi così impossibile, visto il volume di traffico presente sia di giorno che di notte sulle nostre strade.
Per non parlare poi dei costi che la sostituzione dei cartelli danneggiati implica e che alla fine cadono sull’intera comunità.

Mi auguro vivamente che questa volta finalmente autorità e polizia intervengano per scoprire gli autori e porre fine a questo scempio.

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Il cartello Acquarossa vandalizzato all’entrata di motto (foto di Flavio Derighetti);
fonte pagina facebook “Se sei della Valle di Blenio”.