In oltre 60’000 per Moon&Stars 2019

Malgrado l’assenza degli scozzesi Snow Patrol, il successo è stato al di sopra di ogni aspettativa

 Oltre 60’000 spettatori, 130’000 persone che hanno seguito l’evento attraverso le attrazioni collaterali della Food & Music Street, più di 100 giornalisti da tutta Europa, 19 spettacoli ricchi di stars nazionali e internazionali e 1 concerto gratuito. Sono questi i numeri sensazionali di Moon&Stars 2019, che quest’anno ha avuto luogo in Piazza Grande a Locarno dall’11 al 21 luglio.
Piazza praticamente in sold out per i concerti di Eros Ramazzotti, Andreas Bourani, Christina Aguilera e per l’avento gratuito gratuito di Liam Gallagher (un regalo voluto dall’organizzazione per il pubblico di Moon&Stars a seguito della forzata defezione della band scozzese degli Snow Patrol.

Pubblico di Piazza Grande Moon&Stars 2019 - copia.jpg
Particolarmente emozionante si è rivelata la serata finale, che ha visto esibirsi un nome storico del popo rock svizzero, i Patent Ochsner. I bernesi si sono infatti presentati a Locarno in compagnia di Stephan Eicher, altro grande nome della musica svizzera, per un concerto unico che e rimasto particolarmente gradito a tutti gli ospiti confederati e germanici.
Fra gli artisti svizzeri che quest’anno hanno calcato la scena di Piazza grande, anche Bastian Baker, che nella prima serata ha aperto il concerto di Eros Ramazzotti), Marc Sway, Stefanie Heinzmann e Lo & Leduc che venerdì 19 luglio hanno saputo esaltare la piazza con le loro diverse peculiarità musicali.

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Come ogni anno Moon&Stars ha saputo catalizzare sul Ticino, e in particolar modo su Locarno, l’attenzione mediatica di tutta la Svizzera, presentando ancora una volta un cast eccezionale che ha portato nella cittadina del Verbano turisti da tutto il mondo.
E mentre la musica internazionale cede il posto in Piazza Grande alle stelle del cinema, l’appuntamento con è rinnovato per il luglio del prossimo anno, sempre con tanti nomi importanti e magari qualche nuova voce, ma tutti sempre lì su quel palco per regalarci emozioni sorprendenti sulle ali della musica.

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Sanremo 2019, Festival con finale a sorpresa

Il 69° Festival della Canzone Italiana inizia fra le polemiche e finisce anche peggio

Se questo fosse un romanzo giallo, sarebbe una di quelle storie caratterizzata da un inizio apparentemente scontato ma dal finale assolutamente imprevedibile e inaspettato, con un conseguente effetto sorpresa che stravolge completamente le aspettative del lettore.
Questo però non è un romanzo giallo e quella andata in onda sabato 9 febbraio, durante l’ultima serata del 69° Festival della canzone Italiana di Sanremo, è una di quelle storie dove la realtà supera di gran lunga la fantasia.Ariston.jpg

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio, con la doverosa premessa che quella di quest’anno è stata invero un’edizione dal livello musicale e artistico estremamente basso, dove le poche eccezioni degne di nota nulla hanno potuto fare per risollevare dall’abisso della mediocrità il secondo autocelebrativo festival (e si spera l’ultimo) dell’era Baglioni.

Tutto è iniziato con la solita classifica finale già decisa ancora prima dell’inizio della kermesse: primo Ultimo, secondo Irama, terzo Cristicchi. Outsider, ma non troppo, Loredana Bertè. E fin qui tutto bene; si sa che ogni anno la storia è sempre quella, qualcuno decide la classifica e il sistema governa la nave per il raggiungimento dell’obiettivo.
Naturalmente con il festival è partita immediatamente anche la polemica legata ai plagi o presunti tali: Il brano “I tuoi particolari”  di Ultimo parrebbe copiato da “Che giorno è” di Marco Masini; “Abbi cura di me” di Simone Cristicchi richiamerebbe a “Risvegli” di Randy Newman, mentre il brano “Rolls Royce” del trapper Achille Lauro sarebbe invece uguale alla canzone “Delicata… mente” della band romana Enter e addirittura – plagio nel plagio – a “1979” degli Smashing Pumpkins. Insomma, un minestrone di parole e melodie dalla fantasia corta, dove l’unica ancora di salvezza di cotanta pochezza sembra essere quella di allungare le mani senza vergogna sulle opere altrui.
Ma non è finita qui, perché l’edizione 2019 del Festival di Sanremo, quanto a polemiche, non si è proprio fatta mancare niente. Oltre agli esagerati cachet elargiti a Baglioni e staff, pare anche che la maggior parte degli artisti in gara (e qui starebbe il nocciolo della scarsa qualità delle canzoni) e dei super ospiti provenissero da una sola agenzia di management, la Friends&Partners (che e anche l’impresa che cura gli interessi di Baglioni stesso) e condividessero pure la medesima etichetta discografica, ovvero Sony Music Italia. Un intreccio di collusioni e mani in pasta da mandare in confusione pure il più corrotto dei politici. E questo è l’inizio apparentemente scontato.

Fedele alla trama, nelle prime quattro serate il festival sembra procedere lungo la rotta stabilita, con le varie classifiche a rispecchiare le previsioni. L’unica nota d’imprevedibilità (se così si può dire, in quanto forse ci si poteva anche arrivare da subito) sembra essere data da Il Volo, che con “Musica che resta” sta visibilmente insidiando il podio.
Peraltro nessuno sembra preoccuparsi di un eventuale stravolgimento della classica finale, tanto Ultimo ha già vinto.
Ma si sa che è nei dettagli che il diavolo nasconde la sua coda. Così alla fine dell’ultima serata, quando sui teleschermi di mezza Europa compare la classifica parziale che precede il rush conclusivo delle tre canzoni finaliste, la sorpresa inizia a delinearsi.
Eppure ancora nessuno riesce a subodorare quanto in realtà sta per accadere, seppure l’odore di zolfo inizia a farsi sentire pesantemente. I favoriti Loredana Bertè, Simone Cristicchi e Irama finiscono rispettivamente al quarto, quinto e settimo posto in classifica. Vanno in finale Ultimo, Il Volo e, sorpresa assoluta, Mahmood con “Soldi”.
Ma niente paura, tanto Ultimo ha già vinto e lui lo sa benissimo.
E invece no!
Eccolo il finale imprevedibile, che sconvolge completamente aspettative e pronostici stabiliti con settimane di anticipo.
Con un ardito colpo di coda, messo in atto non si sa bene come, la “giura d’onore” e la sala stampa (da voci di popolo parrebbe che i 1200 giornalisti presenti a Sanremo fossero tutti corrotti) fanno saltare il banco e, ribaltando previsioni e televoto, vanno a consegnare vittoria e leone rampante al cantautore e rapper sardo-milanese Mahmood.

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Mahmood appena giunto in sala stampa, subito dopo la vittoria al 69° Festival di Sanremo.

Il giovane Ultimo, vincitore designato ma mancato del Festival, non l’ha certo presa molto sportivamente e con uno sfogo esageratamente sopra le righe, espresso già nei minuti seguenti la premiazione e con strascichi infiniti nei giorni successivi, ha pensato bene di andare a incolpare la stampa specializzata della sua sconfitta, rifiutandosi inoltre di presenziare alle sedute fotografiche e alle interviste di rito che normalmente coinvolgono i primi tre classificati.
Un vero giallo, generoso di intrighi e dal finale assolutamente amaro, dove a perderci sono state soprattutto la canzone e la musica italiana, come anche l’immagine dell’evento nazional popolare per antonomasia.

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Ultimo, durante l’agitata conferenza stampa al termine della finale di sabato 9 febbraio. Accanto il trio de Il Volo.

Interessante nondimeno la canzone vincitrice portata al festival da Mahmood.
“Soldi” è un brano autobiografico che racconta del rapporto conflittuale del giovane artista con il padre, mai presente nella vita famigliare a causa della sua brama per il denaro, che lo ha portato a vivere di stratagemmi e al di sopra della legge. Una persona che Mahmood stesso si rifiuta di chiamare padre nella vita quotidiana.

Proprio un bel Festival di Sanremo, non c’è che dire, ma perlomeno non c’è stato il tempo di annoiarsi…

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Classifica finale:

1°  Mahmood “SOLDI”
2°  Ultimo – “I TUOI PARTICOLARI”
3°  Il Volo – “MUSICA CHE RESTA”

Premio della critica “Mia Martini”:
Daniele Silvestri & Rancore  –  “ARGENTO VIVO”

Premio miglior composizione musicale “Giancarlo Bigazzi”
Simone Cristicchi – “ABBI CURA DI ME”

Sanremo e i “falsi d’autore”

Sanremo 2019
Il 69° Festival della Canzone Italiana in pillole
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Il plagio del tapiro 

SANREMO,  TEATRO ARISTON – GIORNO 5

Ecco qua, la polemica è servita!
Come ad ogni edizione anche quest’anno a Sanremo è scattato lo scandalo del plagio.
Sarebbero tre le canzoni implicate nell’offesa morale delle copiature in questo festival: Ultimo con la sua “I tuoi particolari” avrebbe copiato da “Che giorno è” di Marco Masini; “Abbi cura di me” di Simone Cristicchi pare assomigli a “Risvegli” di Randy Newman; Il brano “Rolls Royce” del trapper Achille Lauro sarebbe invece uguale alla canzone “Delicata… mente” della band romana Enter e addirittura – plagio nel plagio – a “1979” degli Smashing Pumpkins.
Diciamolo, da sempre il Festival di Sanremo fa rima con plagio, infatti non c’è anno nel quale qualcuno non finisce per assomigliare a qualcun altro. Fa parte del gioco, considerando pure che, girale, tirale, rivoltale e pirlale, le note sul pentagramma rimangono sempre sette.
Nel lontano 2001 successe che un duo rap, tali Sottotono, portò al Festival il brano dal titolo profetico “Mezze verità”. Ad un certo punto saltò fuori che la canzone poteva essere stata plagiata da “Bye Bye Bye” dei N’ Sync e questo fatto scatenò una ridda di dichiarazioni, accuse, smentite, conferme e chi più ne ha più ne metta. Poco dopo le 14.30 di giovedì primo marzo i Sottotono, sulle note della canzone incriminata degli N’ Sync, arrivarono in sala stampa per tenere la loro conferenza stampa di rito. La scelta dell’accompagnamento musicale, nelle intenzioni dei due artisti, sarebbe dovuto essere ironico e avrebbe dovuto dimostrare inconfutabilmente ai giornalisti l’infondatezza dell’accusa di plagio. Ma così non fu!

SOTTO.jpgI Sottotono nel 2001

Improvvisamente, quando i due rapper stavano per raggiungere la postazione riservata alle fotografie, dal gruppo dei giornalisti sbucò Valerio Staffelli con le telecamere di Striscia La Notizia e un  grosso tapiro dorato a loro destinato. Ne venne fuori un parapiglia generale, durante il quale volarono parole pesanti e abbracci poco pacificatori. Finché ad un certo punto, causa uno sputo partito da non si sa bene dove e che andò ad atterrare sulla faccia del giornalista di mediaset, tutta la faccenda finì in rissa. Partirono schiaffi, pedate e pure qualche graffio, tanto che Staffelli dovette essere condotto al pronto soccorso con una prognosi di sette giorni per contusioni a uno zigomo e lo spostamento di un testicolo.

BYDB5950.jpgValerio Staffelli

Sono passati diciotto anni da quel giorno e nella mattinata di oggi Valerio Staffelli ha pensato bene di andare a consegnare il tapiro d’oro al trapper Achille Lauro, motivandolo con le accuse di plagio e istigazione al consumo di stupefacenti che, pare, il testo della canzone conterrebbe in modo nemmeno troppo velato. Per qualche istante la tensione è stata palpabile, in quanto l’artista romano non è parso particolarmente felice dell’onoreficenza ricevuta e ha cercato di respingere il premio. Poi in un crescendo di nervosismo sono partiti gli insulti e la storia è parsa ripetersi.
Fortunatamente Achille Lauro, sebbene non abbia dimostrato uno spirito particolarmente sportivo, ha perlomeno mantenuto la diatriba nei limiti della decenza e evitato di passare alle mani.
«Ma quale plagio, quale droga? La  Rolls Royce è una macchina. Ti meriti un tapiro per essere il tonno più grande d’Italia, ignorante!»

c04f1107-ad4e-426b-87bf-981a59539912.jpgAchille Lauro

Gli anni passano ma ci sono cose che restano invariate nel tempo: le note musicali sono sempre sette, il rischio di plagio è perennemente in agguato, il rock and roll è ancora la musica del diavolo e Valerio Staffelli a ogni Sanremo rinnova la sua candidatura per un intervento di plastica facciale.

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Sanremo e la gastronomia anti estinzione

Sanremo 2019
Il 69° Festival della Canzone Italiana in pillole
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La godenda dei giornalisti

SANREMO, ovunque attorno al TEATRO ARISTON – GIORNO 4

Ci sono stati anni durante i quali al Festival non si mangiava!
O meglio, per mangiare si è sempre mangiato, e ci mancherebbe. In effetti, nei dati ufficiali trasmessi dall’organizzazione, non risulta da nessuna parte che in questi quattro lustri di Festival da me seguiti qualcuno sia morto di fame. E da una veloce incursione in wikipedia, parrebbe nemmeno prima. Ne in sala stampa e ne fuori.
Vero, direte voi, ma si tratta di dati ufficiali ed è risaputo che i dati ufficiali mentono sempre. La verità viene sempre nascosta, peggio traviata. La storia la fanno i vincitori.
Insomma, il complottismo impera.
Allora, solo a Sanremo sono presenti oltre 390 ristoranti, nei quali è davvero difficile riuscire a mangiare male. Fra i più rinomati troviamo sicuramente il Gambero Rosso, il Pinocchio, Chicco e Rosa, la Tavernetta, La Pignese, il La vita è bella, ecc. Poi ci sono i take away, i kebabbari e pure qualche katering sparso qua e la.
A casa Sanremo, per allietare gli stomaci dei giornalisti e addetti ai lavori della sala stampa Radio/TV, un gruppo privato ha messo in piedi una vera e propria pizzeria napoletana. Pizza spettacolo nel vero senso della parola, una roba mai vista, per non dire poi delle delizie proposte quale condimento delle gustose pagnotte.

Pizza 2.jpgLe pizze di Casa Sanremo

Per non parlare della mensa proposta presso la sala stampa dell’Ariston Roof: roba da cinque stelle Michelin.
Tuttavia arrivati a questo punto è necessario fare un passo indietro, per ricordare che fino al 2013 le cose andavano un po’ diversamente, nel senso che la mensa al Roof era garantita dal Consorzio ASTI D.O.C con la collaborazione del Comune di Carmagnola (TO). I prodotti serviti erano indubbiamente di alta qualità, serviti pure con amore e oltretutto gratuitamente, che non guasta mai.  Il problema era dato però dal fatto che praticamente il menù rimaneva invariato per tutte le cinque serate, ovvero ravioli, salame e carne secca. Punto!

cimg1825.jpgAi tempi del Consorzio ASTI D.O.C e del Comune di Carmagnola (TO)

Dal 2014 tutto è cambiato e dopo un paio d’anni gestiti in anarchia solitaria da ognuno, ecco che finalmente dal 2016 la direzione dell’Ariston  ha istituito una vera e propria mensa per i giornalisti nella zona del bar del Roof.
Si trova di tutto (e anche di più), gulash per chi arriva dal Nord Europa; pasta, lasagne, e peperonata per i colleghi del sud Italia, Grecia e Albania; pesce crudo e pollo al curry per gli asiatici; patate con la verza per gli amici dell’Est Europa,  e via dicendo.
Per chiudere in bellezza, macedonie, torte e biscotti per dessert, che regalano al popolo dell’Ariston il coraggio di affrontare le serate festivaliere con la giusta predisposizione (positiva), senza la quale rimarrebbe unicamente la scelta di una controllata estinzione.

Cucina.jpgLa cucina dell’Ariston Roof

Sanremo e le misure di sicurezza

Sanremo 2019
Il 69° Festival della Canzone Italiana in pillole
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Il culo della poliziotta 

Sanremo, esterno Teatro Ariston – GIORNO 3

Da qualche anno a questa parte Sanremo non è più Sanremo. Non che nella ridente cittadina ligure non si canti più o che il festival sia stato stravolto nel suo io più profondo e da kermesse musicale sia stato trasformato in un concorso di Master Chef. Niente di tutto ciò.
Il nocciolo del cambiamento sta nelle aumentate, per non dire di peggio, misure di sicurezza e nella presenza di tutte le forze dell’ordine conosciute.
La zona del porto e le strade adiacenti all’Ariston (via Roma compresa) sono regolarmente pattugliate da una marea di gazzelle dei carabinieri e dalle auto della polizia municipale. La Guardia di Finanza si occupa a fondo di tutto quanto accade all’interno di Casa Sanremo e del Teatro Ariston. Servizi di sicurezza privati, con le divise dalle scritte assurde e i colori fantasiosi, tengono il controllo su parcheggi e proprietà private. Qualcuna sorveglia anche i corridoi dell’Ariston.
Ma lo spettacolo migliore ci viene riservato dalle forze di polizia che vigilano sul va e vieni di corso Matteotti e sulle entrate del teatro.
L’avvicinamento al Roof dell’Ariston, nonché luogo di lavoro per la stampa accreditata, diventa così una vera e propria gimkana. Arrivando dal parcheggio del Casinò si raggiunge l’entrata su corso Matteotti, che all’imbocco è stata chiusa con dei tobleroni di cemento. Questa è la sola via che permette un accesso diretto al Teatro Ariston. Ai lati la polizia ha installato dei cassoni in metallo, contenenti dei metal detector o chissà quale altra diavoleria. Chi entra sul corso passa da destra, chi esce passa da sinistra.

Controlli.jpgI controlli all’imbocco di Corso Matteotti

Che si sia giornalista, curioso, pubblico o discografico, al termine di una colonna infinita si entra da destra passando sotto un gazebo e si appoggia su un lungo tavolo tutto l’ambaradan che ci si porta appresso. Due poliziotti, solitamente di sesso opposto, aprono valigie, borse, giacche e quant’altro. Con un paletta luminosa ispezionano dal basso verso l’alto il corpo della cavia del momento…
«Per favore si giri, alzi le braccia, abbassi le braccia, apra la giacca, tolga il cappello, rivolti la fodera, rivolti i guanti, chiuda la giacca,! Grazie!»
«Prego!»
«Si figuri.»
«Tornerò!»
Finalmente si passa; pubblico e curiosi prendono a destra, giornalisti e discografici girano a sinistra. Fendo la folla e arrivo davanti all’entrata principale dell’Ariston; mostro il pass a un inserviente del teatro, che vedendomi arrivare si pone a mo’ di gorilla, gambe larghe e braccio alzato:
«Spiacente, oggi non si può passare!»
«Chiedo scusa, dovrei solo attraversare…»
«Mi dispiace, non si passa. Faccia il giro del palazzo!»
«Abbia pazienza, ma si tratta di un quartiere e mica di un palazzo.»
Quello non si schioda e allora mi tocca ritornare sui miei passi. Giro attorno al rione, passando fra ragazze urlanti e nonne esaltate in minigonna.
Finalmente raggiungo la galleria che, con un po’ di fortuna, mi dovrebbe portare dritto dritto all’ascensore per la sala stampa. E inutile nasconderlo, in questo momento sono piuttosto incazzato e certamente poco ben disposto nei confronti di tutte le forze dell’ordine.
Poi la vedo passare, bella e sorridente, con il passo cadenzato di una star e le gambe infinite di un’hostess filippina. Si potrebbe credere che si tratti della Raffaele o di qualche altra bambolina. E invece no… quello per il quale mi sono preso una cotta è il culo di una poliziotta.

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Il culo della poliziotta

Sanremo e gli ascolti

Sanremo 2019
Il 69° Festival della Canzone Italiana in pillole
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Un flop da 10’000’000 di telespettatori

Ariston di Sanremo, sala stampa Roof – GIORNO 2

Una delle questioni che da sempre assillano il Festival di Sanremo è quella degli ascolti. Si sa che i dirigenti RAI, costantemente aggrappati allo share, tendono a privilegiare l’aspetto commerciale dell’evento, d’altra parte è la pubblicità che permette all’ente televisivo nazionale di pagare certi cachet (invero anche un po’ scandalosi, a detta di molti) a direttore artistico, presentatori e super ospiti. E allora anche un dato di assoluto rispetto, come quello che nella prima serata del 69° Festival di Sanremo ha visto collegati all’ammiraglia della rete RAI oltre 10 milioni di telespettatori, per i più diventa un flop di dimensioni bibbliche!
In verità niente di vero, tutto falso! La prima serata del Festival 2019 è stato un successo al di sopra di ogni aspettativa, seppure leggermente inferiore ai dati riscontrati negli anni precedenti.
A dimostrazione di questo basti dire che martedì 5 febbraio, a partire dalle 20.30,  il 49,6% delle economie domestiche italiane si è sintonizzata sulla prima serata del Festival ligure. Ergo, il restante di tutti gli altri canali presenti sul territorio della penisola si sono dovuti spartire il rimanente 50,4% di spettatori. Ora, qualcuno di voi ha idea di quanti sono i canali televisivi in chiaro o in pay, presenti in Italia?  Ve lo dico io: 458 nel 2018.
Quindi, fatti quattro conti, 11 milioni diviso 457 reti TV equivale a una media di 23’300 e qualcosina spettatori per ognuna.

In sintesi
– RAI 1 (Festival di Sanremo)
10’086’000 spettatori (49,6% di share), è uguale a FLOP;

– 457 reti TV (Mediaset inclusa)
23’000 spettatori a testa in media, equivale a successo!

Questo per la stampa “specializzata” italiana!

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Bisio, Baglioni e Virginia Raffaele commentano lo share in conferenza stampa

Le testate e i titoli…

Libero Quotidiano:
Sanremo 2019, disastro degli ascolti per Claudio Baglioni…

Il Foglio:
Il mezzo disastro della prima serata di Sanremo 

DiLei.it:
La prima serata non convince. Lo share non raggiunge gli stessi risultati del 2018. 

davidemaggio.it:
Partenza in retromarcia per il Festival di Sanremo 2019

Repubblica:
Sanremo, ascolti in calo ma per Baglioni  “Non starei a misurare i mezzi punti”

affari italiani.it:
Ascolti tv, Sanremo 2019 in calo al 49,5%. FESTIVAL MEZZO FLOP DI BAGLIONI

La Gazzetta dello Sport:
Prima serata di Sanremo, ascolti in calo

Leggo.it:
Sanremo 2019, gli ascolti. Male la prima: 49,5% di share

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Claudio Baglioni e Virginia Raffaele in sala stampa Ariston Roof

Sanremo: le domande più ricorrenti agli artisti

Sanremo 2019
Il 69° Festival della Canzone Italiana in pillole
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Ciao, ben arrivati. Volevo chiedere…

Ariston di Sanremo, sala stampa Roof – GIORNO 1

Sono ormai 20 le edizioni del Festival rivierasco che a oggi ho seguito.
In questi 20 anni nelle due sale stampa ufficiali si sono succeduti centinaia di giornalisti diversi e alcuni ci sono invecchiati fra queste mura, mentre altri hanno lasciato il loro posto a facce nuove e molti si sono aggiunti, inviati da chissà chi e a volte chissà perché.
Appurato quindi che in sala stampa cambiano le facce e pure le testate, ci sono però sempre delle cose che nel tempo rimangono immutabili. Fra queste le domande che vengono poste agli artisti che si presentano in conferenza stampa.

P1080016.001.jpgLa sala stampa dell’Ariston di Sanremo

Volevo chiedere…
… sei contento che il tuo brano sia stato selezionato fra i partecipanti a questo Festival di      Sanremo?
… emozionato/a?
… come ti senti a pensare che questa sera salirai sul palco dell’Ariston?
… come ti sembra il livello degli artisti in gara quest’anno?
… cosa ne pensi del livello dell’orchestra?
… che ne pensi delle scelte del direttore artistico?
… come mai avete deciso di tornare a Sanremo anche quest’anno?
… perché questa collaborazione con Tizio?
… sei soddisfatta di questa collaborazione sanremese con Caio?
… perché questo Sanremo insieme?
… come ti vedi fra vent’anni?
… com’è nato questo brano?
… la tua canzone vede Tale come autore. Come ti sembra questo testo che porti in gara?
… la vostra canzone lancia un messaggio preciso (importante / politico). Cosa volete               raggiungere con ciò?
… qui in sala stampa abbiamo come l’impressione che la vostra canzone sia molto simile       (leggasi plagio) a quel famoso brano di Tal’Altro. Cosa ci potete dire in merito?
… Soddisfatto dell’accoglienza che ti ha riservato la stampa / radio / TV?
… come speri che il pubblico accolga la tua canzone?
… speri di ritornare al Festival di Sanremo in futuro?
… avete tempo per una fotografia?

Fine della conferenza stampa. L’artista di turno se ne va dalla parte delle scale di servizio, mentre un altro arriva dalla zona ascensori, pronto a darsi in pasto alla stampa per una nuova serie di domande. Sempre le stesse!

Ps. Le risposte provate a darle voi 😉

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 I Negrita posano per i giornalisti all’Ariston Roof