I Gotthard a MOON & STARS chiudono l’edizione 2017

La band ticinese ha emozionato il folto pubblico presente, ripercorrendo le tappe di una storia che dura ormai da 25 anni

Ad aprire la calda serata locarnese ci hanno pensato i solettesi Krokus, che malgrado la loro non più giovane età, si sono esibiti sul palco di Moon & Stars. Con l’entusiasmo degno di un gruppo di ventenni, i musicisti confederati non si sono certo risparmiati con la presentazione del loro nuovo album “Big Rocks” – in verità disponibile sul mercato già da diversi mesi –, un lavoro tutto dedicato alle cover dei più bei brani della storia del rock e che fra gli altri contiene le nuove versioni di “The House Of The Rising Sun”, degli Animals, “Rockin’ In The Free World” di Neil Young, “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin, “Born To Be Wild” degli Steppenwolf, eccetera…

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Locarno – I Krokus sul palco di Moon & Stars 2017

Poi, dopo un veloce cambio palco che ha permesso ai presenti di potersi rinfrescare, finalmente sono apparsi i beniamini di casa, con Leo Leoni a trascinare il resto della band in un vortice di note e di colori, dove la voce di Nic Maeder riesce sempre ad uscire imperante ma mai prepotente.

Ma è nel momento in cui la voce registrata di Steve Lee ha risuonato nuovamente in Piazza Grande sulle note di “Heaven” – suonata dal vivo dall’intera band – che la commozione fra i quasi 10’000 presenti è stata palpabile. Sembrava che Steve non se ne fosse mai andato, che fosse ancora lì con noi, con quel suo modo di fare sbarazzino e il suo grande sorriso. È con questa immagine e con “Come Together” dei Beatles, eseguito come bis finale in jam session che Moon and Stars ha chiuso questa sua 14a edizione, la prima del  nuovo corso voluto da Ringier e sotto la direzione di di Energy Schweiz AG.

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Locarno – I Gotthard sul palco di Moon & Stars 2017

E ieri sera, come detto, la Piazza Grande di Locarno era ancora una volta gremita di pubblico, per assistere al concerto antologico della band svizzera per eccellenza, quei Gotthard che nel 1992 si erano presentati per la prima volta al pubblico con il loro album omonimo.

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Moon & Stars 2017 – Gotthard

Probabilmente nessuno, nemmeno Steve Lee, Leo Leoni, Marc Lynn, Hena Habegger e più tardi Freddy Scherer e Nic Maeder a quel tempo avrebbero predetto tanta longevità per il loro progetto. Eppure, 25 anni dopo i Gotthard sono ancora qui e a simboleggiare tutto questo è proprio il titolo dl loro nuovo album, “Silver”, le nozze d’argento fra la band e il loro pubblico.
Ecco che quindi in Piazza Grande i nostri hanno per l’appunto dato vita ad un vero e proprio concerto antologico che ha ripercorso tutti i 25 anni della loro carriera, fino alla canzoni tratte dal loro ultimo lavoro.
A fine concerto sorpresa generale con i cannoni del palco a sparare coriandoli rossi come l’amore sul pubblico locarnese, mentre nel cielo della cittadina i fuochi d’artificio hanno salutato la piazza con un caloroso arrivederci al 2018.

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Articolo e fotografie di Davide Buzzi

Per informazioni: http://www.moonandstarslocarno.ch


MOON & STARS, il Festival dei sogni…

Successo, spettacolo e divertimento per questa nuova edizione dell’evento musicale per eccellenza in Ticino

“Il Festival dei miei sogni”, parole queste scandite più volte dal sindaco di Locarno Alain Scherrer durante questo giorni del nuovo corso di Moon & Stars, evento passato da quest’anno sotto l’ala organizzatrice di Energy Schweiz AG.

“Un livello così alto non era mai stato raggiunto da Moon & Stars e anche il successo di pubblico, che a due terzi della manifestazione ha già superato ampiamente i volumi degli anni precedenti, sta a significare che la gente ama questo nuovo concetto sul quale è stato costruito il nuovo corso dell’evento”, questo invece è quanto espresso dagli organizzatori, i quali non nascondono certo la loro soddisfazione al nugolo di giornalisti che ogni giorno assiepano l’ala a loro riservata o che seguono le diverse conferenze stampe organizzate.
Infatti quest’anno, per la prima volta, anche il viale che si allunga da dietro il maestoso palco di Piazza Grande fino a raggiungere il lungo lago è stato coinvolto nella kermesse locarnese, con la creazione di palchi sui quali molti artisti locali, o anche solo meno noti, possono esibirsi mentre visitatori e turisti si perdono fra bancarelle e roulotte dedicate all’arte dello street food.

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Ragazzi assiepati fin dal primo pomeriggio ai cancelli d’entrata di Moon & Stars (Foto d. Buzzi)

Di tutto rispetto il catalogo di artisti sciorinato fin qui dagli organizzatori e che hanno calcato il futuristico stage di Piazza grande, che fin dalla prima serata non hanno fatto mancare assolutamente nulla al pubblico locarnese e mantenendo sempre un occhio di riguardo pure nei confronti dei turisti provenienti da oltre Gottardo.
Macklemore & Ryan Lewis  con J -Ax & Fedex, Zucchero e la cantautrice newyorkese LP (al secolo Laura Pergolizzi), Gölä e Trauffer, Jamiroquai, Amy Macdonald e Züri West, tanto per citarne alcuni, hanno regalato tanta buona musica e divertimento a questa piazza grande sempre gremita, seppure non sempre fortunata quanto a meteo.

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La piazza durante il concerto di Zucchero (Foto E. Patelli)

E questa sera il gran finale con il ritorno in Piazza Grande della band ticinese dei Gotthard, supportata per l’occasione da un opening act di tutto rispetto, dal momento che sarà la storica band solettese dei Krokus ad aprire la serata e a scaldare il folto pubblico che certamente ancora una volta accorrerà nella cittadina lacuale sopracenerina.

Un ulteriore nota positiva ha caratterizzato fino a questo momento anche questa edizione di Moon and Stars (come per’altro è stato pure il caso nel corso delle precedenti edizioni), ovvero il fatto che malgrado l’enorme afflusso di pubblico in quel di Locarno, oltre 100’000 persone, tutto è andato bene e non ci sono stati incidenti di sorta. Merito certo della perfetta organizzazione e dell’imponente servizio d’ordine che ininterrottamente vigila sulla Piazza grande e i dintorni, ma anche e soprattutto della civiltà di tutti i frequentatori della kermesse, che per nulla al mondo vogliono rovinare questa bella festa globale.

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Soundcheck  pomeridiano (Foto d. Buzzi)

Per informazioni e riservazioni: http://www.moonandstarslocarno.ch

 


Walter Fehr è scomparso

Se n’è andato l’omino dei jukebox   

       Il suo ultimo messaggio me lo ha inviato sabato notte alla 01.48, poche ore dopo si è spento Walter Fehr.
Ci eravamo sentiti al telefono un mesetto fa, per discutere del mio jukebox da riparare…
“Entro quest’autunno passo a vedere, dai… Faccio una passeggiata su in valle e vengo a trovarti!”, mi aveva detto.
Sì perche lui si era ritirato. Lo scorso hanno aveva deciso di terminare la sua attività e andare in pensione e così aveva chiuso il suo negozio di Paradiso.
Ma per noi, per i suoi amici e colleghi, lui era sempre disponibile.
Colleghi, Sì! Perché Walter era anche un valido musicista e un cantante dalla voce possente e carismatica, impegnato soprattutto nella riscoperta di brani gospel e religiosi.
Qualche anno fa aveva combattuto e sconfitto la leucemia, lui diceva che questo era successo anche grazie alla sua fede e alle sue canzoni!
Io credo che lui fosse semplicemente un grande guerriero e un uomo generoso, per questo era riuscito a vincere quella difficile battaglia.
Ma questa volta il fulmine improvviso e inaspettato dell’infarto non gli ha lasciato nessuna possibilità.
Walter meritava tanto di continuare a vivere, per godersi la sua famiglia e la sua meritata pensione e per poter continuare a cantare le sue canzoni e i suoi inni ancora per tanto tempo…
Ma il destino ha voluto altrimenti!

Caro Walter, mi dispiace tanto che non ti rivedrò più.
Mancherai tanto a tutti noi!

Ti abbraccio forte e ti auguro di fare buon viaggio

Ciao…

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Walter Fehr, nel suo negozio di Paradiso


Sergio Salvi e “Le lingue tagliate”

di Anita Canonica

Il 2-3 giugno 2012 ad Ostana Sergio Salvi ha ricevuto il “Premio Speciale Ostana: scritture in lingue madri”, e in suo onore fu messo in scena lo spettacolo “12 canti per 12 lingue”.

Nato nel 1932 a Firenze, dove vive, si è formato alla scuola delle piccole riviste di cultura (Quartiere, Protocolli, L’oggidì, Il bimestre). Dopo cinque libri di versi (ricordiamo Il vento di Firenze, Firenze 1960 e Le croci di Cartesio Milano 1966), un saggio di critica letteraria (Il metro di Luzi, Bologna 1965) e un romanzo (L’oro del Rodano, Rizzoli, 1972), ha abbandonato l’esercizio della letteratura. Sono stati comunque i suoi interessi letterari a portarlo, nel 1964, nella patria dei Trovatori: l’Occitania. Lì Salvi ha scoperto che la lingua d’oc non è morta nonostante il secolare divieto di usarla, e che il presunto Midi della Francia è in realtà una nazione, ancora culturalmente omogenea. Ha dunque studiato “sul campo” il problema di una “cultura” (in senso antropologico) oppressa. Dopo l’Occitania ha preso in esame, una per una, le altre culture emarginate dell’Europa occidentale e ne è nato un poderoso volume (Le Nazioni proibite, Vallecchi, 1973), che, per la sua forma paradossale, ha riscosso un certo successo ed ha provocato molto scalpore.
Sempre rivolto alle libertà di lingua Salvi si è poi concentrato sul caso Italia dove ha rilevato e denunciato un “genocidio bianco”: un delitto sottile che si compie ai danni di due milioni e mezzo di cittadini alloglotti, in contrasto con la costituzione e la dichiarazione dei diritti dell’uomo. Il suo  libro (Le lingue tagliate Rizzoli, 1975) raccontava per la prima volta agli italiani, senza pregiudiziali italocentriche, le storie parallele delle minoranze linguistiche del loro paese.

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Documenta questo “rapporto”, con rigore spietato, l’oppressione esercitata dall’attuale (siamo nel 1975) stato italiano nei confronti delle lingue e delle culture materne delle comunità minoritarie del paese: una oppressione che non mostra soluzione di continuità con quella esercitata per un ventennio dallo stato fascista e, prima ancora, da quello “liberale” e che coinvolge politici e storici, giuristi e glottologi, devoti ai vari regimi al punto di offrire una copertura “scientifica” agli operatori del genocidio.
Sergio Salvi denunciava ma indicava anche in maniera impeccabile la soluzione di questo problema. “La libertà linguistica può e dev’essere concessa a tutti i cittadini senza bisogno di ricorrere a provvedimenti speciali e senza alibi delle fughe in avanti. Basta infatti che lo stato applichi finalmente lo spirito e la lettera della sua costituzione antifascista e repubblicana”.
Sicuramente anche grazie a Salvi, con la legge 15 dicembre 1999 n. 482 “Norme a tutela delle minoranze linguistiche storiche”, lo Stato finalmente provvedeva a riconoscere ed a fornire una prima tutela alle minoranze linguistiche in Italia.
Ancora rivolto al problema della tutela linguistica usciva nel 1978 Patria e matria. Dalla Catalogna al Friuli, dal Paese Basco alla Sardegna: il principio di nazionalità nell’Europa occidentale contemporanea, (Vallecchi).
Sergio Salvi si è anche occupato del tema dell’Islam nell’Unione Sovietica nel saggio La mezzaluna con la stella rossa (1993) e della Toscana (Nascita della Toscana e L’identità toscana).
Ad Ostana Sergio Salvi ha ricevuto il “Premio Speciale” nell’ambito del “Premio Ostana: scritture in lingue madri”e gli è stata dedicata una serata speciale con lmessa in scena dello spettacolo “12 canti per 12 lingue”. Dario Anghilante, Paola Bertello, Flavio Giacchero, Luca Pellegrino e Marzia Rey hanno eseguito 12 canti nelle 12 lingue delle minoranze linguistiche in Italia.

Per acquistare il libro:
https://www.abebooks.it/ricerca-libro/titolo/le-lingue-tagliate/

Articolo di Anita Canonica, apparso sul sito Portal d’Occitània del maggio 2012
http://www.chambradoc.it/edizione2012/sergioSalvi-LeLingueTagliate.page


Partita a scacchi con Ada Marra…

Immaginate una partita a scacchi…

Immaginate una partita a scacchi in un bar, fra il sottoscritto (cantautore sociale con qualche riferimento a destra) e la parlamentare socialista al Consiglio Nazionale, Addolorata “Ada” Marra…

«Giochiamo a scacchi Davide ?»
«Ok Ada, cosa scegli bianchi o neri? »
«No.»
«Cosa no?»
«Deciderò il colore di volta in volta.»
«Come sarebbe a dire? Guarda che qua uno usa i bianchi e l’altro i neri, non è che…»
«Ma perché mi costringi a scegliere tra i bianchi e i neri?»
«Vuoi che cominciamo a giocare o no?»
«Io sono qua per parlare di cose serie, mica per stare ai vostri giochetti! Sono anni e anni che ci prendete in giro con le vostre noiosissime partite a scacchi…»
«Vabbè senti tiriamo una moneta, testa uso io i bianchi e tu i neri, croce viceversa… ecco, croce. Hai tu i bianchi. Disponi i tuoi pezzi.»
«Finora avete giocato sempre voialtri, non sapete fare altro che parlare di disporre i pezzi e spartire cariche a destra e a sinistra, siete tutti uguali…»
«Ma sai giocare a scacchi? Piazza ‘sti pezzi!»
«Eccolo qua, l’arrogante che pensa di sapere tutto sugli scacchi. Piazzerò i pezzi di volta in volta.»
«Ma non è così che funziona, Ada!»
«E chi sei tu per dirmi non è così che funziona? Ha sempre funzionato male, con il vostro sistema!»
«Oh, insomma, ti piazzo io i pezzi, va bene?»
«Non toccare i miei pezzi!»
«Piantala. Ecco!»
«…»
«Tocca a te, i bianchi muovono per primi!»
«Muoverò i pezzi di volta in volta.»
«Ok Ada, ma tocca a te aprire!»
«Lo vedi che sei in crisi? Non sai cosa fare, sei lì che brancoli nel buio, non hai visto lo tsunami che arrivava…»
«Senti, hai voluto tu giocare a scacchi, adesso gioca.»
«Giocherò in base alle mosse che mi proporrai.»
«Forse non ci siamo capiti: io non posso muovere se non inizi tu la partita.»
«Iniziare la partita con voi significa legittimare un vostro modo di giocare a scacchi che…»
«Ma voi chi?! Che cazzo stai dicendo? Se non muovi, la partita non inizia!»
«È questo che vi dicono i vostri giornali? Eh? Che la partita inizia se si muovono i bianchi?»
«Non è che lo dicono i giornali, sono le regole del gioco.»
«Ma quali regole, voi ve ne dovete andare!»
«Senti, MUOVI una cosa qualsiasi, per favore, altrimenti facciamo notte.»
«Ecco, to’. Ho fatto la mia mossa. Ma solo perché ho deciso io di muovere.»
«Aspetta, scusa… quello è un alfiere.»
«E quindi?»
«Gli hai fatto scavalcare i pedoni, non si può.»
«Come non si può? Dillo che sei spiazzato, dillo!»
«Non è che sono spiazzato, è che solo i cavalli possono scavalcare gli altri pezzi!»
«Appunto! È quello che avete sempre fatto voi! Non vi accorgete che vi stiamo travolgendo? Non vi accorgete che avete già perso? Arrendetevi!»
Finale aperto: io, giocatore con i pezzi neri, continuo a giocare da solo, mentre Ada aspetta di avere il doppio dei pezzi.

Nel frattempo, l’anziano proprietario del bar abbassa la serranda a metà. Fuori, un cartello: “cedesi attività”.

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Adattamento libero di un testo di Carlo Alberto Lentola per il blog dischitalia.wordpress.com


Sanremo 2017 – RFT Streaming from Ariston Roof​

Con Radio Fiume Ticino, dal 7 al 11 febbraio, Davide Buzzi e Alex Bartolo vi racconteranno il Festival di Sanremo direttamente dalla Sala Stampa dell’Ariston Roof di Sanremo.

Siamo ai blocchi di partenza!
Quest’anno, per la prima volta da sempre, anche voi da casa potrete vivere le emozioni del Festival direttamente dalla sala stampa dell’Ariston Roof di Sanremo, stando comodamente seduti nel vostro salotto di casa. Come?
Semplicissimo, connettendo il vostro PC sulla nostra pagina facebook, per seguire Sanremo in modo diverso con Alex Bartolo e Davide Buzzi, i quali in diretta commenteranno per voi il Festival della Canzone Italiana per eccellenza.
Potrete interagire con Alex e Davide, inviando messaggi e commenti in diretta.
Sperando di vedervi connessi numerosi al nostro canale, vi auguriamo tanto divertimento e buona musica con il Festival di Sanremo 2017.
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L’udienza

Un racconto di Davide Buzzi, dal nuovo romanzo attualmente in lavorazione! © 2017

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Capitolo 82 / cpv. III

– Mercoledì 15 marzo 2017 –

     In aula per un istante si poterono a sentire le mosche volare.
L’avvocato Montecchi girò la testa verso il Porta e la Castromario con sguardo interrogativo, ma nessuno dei due fece segno di dire qualunque cosa. Solo la Castromario si scanchignò un tantino sulla sedia, come quasi a volersi far uscire le mutandine da in mezzo al sedere.
L’avvocato Scalozzi, sempre in piedi con le mani conserte sull’inguine, aspettava la mossa del presidente, il quale però si limitava ad osservare i due ricorrenti.
«Allora presidente?», ribadì il legale biaschese, «Questa ricevuta? Va o viene?»
«I termini del dibattito e le domande, come anche le richieste per le prove a carico e a discarico, li detto io!», replicò piccato il Montecchi, per nulla divertito dal fatto che lo Scalozzi lo toccasse sul tempo.
Poi si rivolse alla Castromario e le chiese conto di quella famosa ricevuta che, stando alla controparte, le doveva essere stata rilasciata dalla Ferrini al momento della consegna del plico.
«Il fatto è che…», fece per rispondere la vipera, ma lesto l’avvocato Porta l’aveva interrotta.
«Il fatto è, presidente, che al momento non disponiamo di quel documento. Facciamo comunque fede alla sua clemenza e che ci concederà di produrre il documento in oggetto in un secondo tempo, durante una eventuale prossima seduta!»
«Produrre nel senso di fabbricare o produrre nel senso di presentare?», scappò fuori prontamente ma senza invito all’avvocato Scalozzi.
Al presidente Montecchi salì la mosca al naso…
«Avvocato Scalozzi, questa è la seconda volta che la devo richiamare al rispetto delle regole. Qui il dibattito lo conduco io! Faccia in modo che non la debba ammonire un’altra volta! Dovesse succedere, sospendo la seduta e rinvio tutto per una nuova udienza in data da definire! Mi conferma che le è ben chiaro questo concetto?»
« Le chiedo scusa signor presidente! Mi affido al suo buon cuore e le garantisco che non succederà più!», reagì lo Scalozzi, ritirandosi in buon ordine sulle sue posizioni.
«Allora? Esiste o non esiste questa ricevuta?» Il Montecchi era tornato a dedicare la sua attenzione ai due ricorrenti.
«Non ci è possibile produrla, al momento…», ribadì non troppo convinto il Porta.
Il presidente del CIR sentì che nell’aria stagnava odore di bruciato e intimò all’avvocato di lasciar parlare la Castromario, ovvero la persona che, stante quanto dichiarato precedentemente, aveva consegnato la busta.
«Ebbene, signora Castromario? Cosa sa dirmi di questa famosa ricevuta? Esiste o non esiste?»
«Mi oppongo Vostro Onore, lei sta intimorendo la mia cliente!», si intromise nuovamente il Porta.
«Si oppone a cosa, avvocato? Qui non siamo in tribunale e io sono semplicemente il presidente della CIR! Vostro Onore un corno! Se ne stia buono e lasci parlare la signora, se non vuole ritrovarsi con un richiamo ufficiale al quale dover rispondere!», aveva replicato il Montecchi, obbligando così il Porta a ritornare sui suoi passi.
«Dunque Signora Castromario? La ricevuta!», intimò il presidente.
La Castromario rivolse lo sguardo verso la Ferrini dall’altra parte dell’aula, la quale guardò il Renzi che scrutò Don Adelmo, il quale – fin dall’inizio della seduta – teneva gli occhi incollati al piano del banco.
La donna era tornata a indirizzare la sua attenzione al Montecchi e dopo un ulteriore momento di esitazione aveva ritrattato; stizzosa.
La ricevuta non esisteva!
Come non esisteva???
Il presidente aveva strabuzzato gli occhi e per un pelo non gli era cascata la dentiera sulla cattedra.
*Ma allora che ci stavano a fare lì?*, si era chiesto il Montecchi.
Ordunque, ricapitolando: se la Castromario aveva consegnato il progetto e l’offerta, come mai non esisteva una ricevuta che lo poteva comprovare?
Perché non le era stata rimessa!
E per quale motivo non le sarebbe stata rimessa?
Alla Castromario era montato l’embolo e improvvisamente era esplosa…
«Per il semplice fatto che quella smorfiosa tutta burro, con il naso a rampino e  i capelli a crocchia mi ha preso cazzotti!!!»
«Non erano cazzotti, ma solo uno spintone! E il mio naso non è a rampino!», aveva ruggito la Verena, mentre schizzava in piedi come una molla.
«Ti ammazzo, Vipera Bastarda!», urlò, tentando di scavalcare il banco per raggiungere la sua avversaria dall’altra parte dell’aula.
Il Renzi però era stato più svelto di lei e l’aveva abbrancata per una caviglia, trascinandola indietro e rimettendola a sedere, per poi trattenerla avvinghiata al suo posto, mentre questa si dibatteva come un’ossessa, rintronando in direzione della Castromario epiteti e minacce che mai prima furono udite, nemmeno nei peggiori bar di Caracas.
*Tombola!*, aveva pensato Don Adelmo.

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