I Gotthard a MOON & STARS chiudono l’edizione 2017

La band ticinese ha emozionato il folto pubblico presente, ripercorrendo le tappe di una storia che dura ormai da 25 anni

Ad aprire la calda serata locarnese ci hanno pensato i solettesi Krokus che, malgrado la loro non più giovane età, si sono esibiti sul palco di Moon & Stars con l’entusiasmo degno di un gruppo di ventenni. I musicisti confederati non si sono certo risparmiati con la presentazione del loro nuovo album “Big Rocks” – in verità disponibile sul mercato già da diversi mesi –, un lavoro tutto dedicato alle cover dei più bei brani della storia del rock e che fra gli altri contiene le versioni rivisitate di “The House Of The Rising Sun”, degli Animals, “Rockin’ In The Free World” di Neil Young, “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin, “Born To Be Wild” degli Steppenwolf, eccetera…

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Locarno – I Krokus sul palco di Moon & Stars 2017 (Foto D. Buzzi)

Poi, dopo un veloce cambio palco che ha permesso ai presenti di potersi rinfrescare, finalmente sono apparsi i beniamini di casa, con Leo Leoni a trascinare il resto della band in un vortice di note e di colori, dove la voce di Nic Maeder riesce sempre ad uscire imperante ma mai prepotente.

Ma è nel momento in cui la voce registrata di Steve Lee ha risuonato nuovamente in Piazza Grande, sulle note di “Heaven” – suonata dal vivo dall’intera band -, che la commozione fra i quasi 10’000 presenti è stata palpabile. Sembrava che Steve non se ne fosse mai andato, che fosse ancora lì con noi, con quel suo modo di fare sbarazzino e il suo grande sorriso. È con questa immagine e con “Come Together” dei Beatles, eseguito come bis finale in jam session che Moon and Stars ha chiuso questa sua 14a edizione, la prima del  nuovo corso voluto da Ringier e sotto la direzione di di Energy Schweiz AG.

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Locarno – I Gotthard sul palco di Moon & Stars 2017 (Foto D. Buzzi)

E ieri sera, come detto, la Piazza Grande di Locarno era ancora una volta gremita di pubblico, per assistere al concerto antologico della band svizzera per eccellenza, quei Gotthard che nel 1992 si erano presentati per la prima volta al pubblico con il loro album omonimo.

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Moon & Stars 2017 – Gotthard (Foto D. Buzzi)

Probabilmente nessuno, nemmeno Steve Lee, Leo Leoni, Marc Lynn, Hena Habegger e più tardi Freddy Scherer e Nic Maeder a quel tempo avrebbero predetto tanta longevità per il loro progetto. Eppure, 25 anni dopo i Gotthard sono ancora qui e a simboleggiare tutto questo è proprio il titolo dl loro nuovo album, “Silver”, le nozze d’argento fra la band e il loro pubblico.
Ecco che quindi in Piazza Grande i nostri hanno per l’appunto dato vita ad un vero e proprio concerto antologico che ha ripercorso tutti i 25 anni della loro carriera, fino alla canzoni tratte dal loro ultimo lavoro.
A fine concerto sorpresa generale con i cannoni del palco a sparare coriandoli rossi come l’amore sul pubblico locarnese, mentre nel cielo della cittadina i fuochi d’artificio hanno salutato la piazza con un caloroso arrivederci al 2018.

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La piazza stracolma per i loro beniamini (Foto D. Buzzi)

Articolo e fotografie di Davide Buzzi

 

Il filmato

Gotthard e Krokus. Due dei più leggendari gruppi svizzeri hanno celebrato il Sabato sera insieme la chiusura di questa edizione del Moon & Stars.

Per informazioni: http://www.moonandstarslocarno.ch

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I Gotthard a MOON & STARS festeggiano le nozze d’argento con il loro pubblico

La band ticinese ha chiuso l’edizione 2017 del Festival locarnese, emozionando il folto pubblico presente, in un concerto che ha ripercorso le tappe di una storia che dura ormai da 25 anni.

Dai Forsale ai Gotthard

Chi l’avrebbe mai detto che quei ragazzi che agli inizi degli anni novanta, oltre che a esibirsi sul palco, lavoravano saltuariamente al bancone del bar del Rock Cafe di Biasca (già Teatro Politeama) sarebbero arrivati tanto lontano? Probabilmente nemmeno loro.
Certamente Leo Leoni e Steve Lee, intanto che davano un colpo di straccio ad un tavolino o mentre spinavano una birra da servire ad uno degli abitué che frequentava il club biaschese nei week end musicali organizzati dall’instancabile promoter Carlo antognini, sapevano benissimo che il loro futuro non sarebbe stato quello dei baristi. Certo!
Ma da lì a pensare di diventare delle star dell’hard rock a Livello mondiale, ce ne correva. E nemmeno il basilese Marc Lynn – con una ragazza dalle parti di Polmengo –, bassista di grande talento, che per sposare la scommessa che più tardi avrebbe preso il nome di Gotthard aveva abbandonato una promettente carriera con i zurighesi China, probabilmente ci avrebbe scommesso.

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Anni 90; I Gotthard con Chris von Rohr (foto online)

A quel tempo i ragazzi del Rock Café di Biasca si chiamavano Krak e nella band militavano, oltre ai leader storici Steve e Leo, il batterista Fabian Rose-Pesciallo e il bassista Lutz Warsitz (che lascerà poi la band per cedere il posto a Marc Lynn). E prima ancora Forsale, con una formazione assai diversa, senza Leo, con Kiko Berta alle chitarre, Maurizio Pedretti al basso, Neil Otupacca alle tastiere e organo Hammond e con il futuro frontman Steve Lee alla batteria. Il cantante era Flavio Hochstrasser.
In seguito Steve passò alla voce, per lasciare l’incombenza della batteria a Johnny Frizzi, mentre alla band si aggregava il biaschese Lupo Lupazzi alla chitarra.
Steve, Leo e Marc magari non presagivano di arrivare tanto lontano, ma quello che è vero è che, del fare della musica il loro mestiere, ci credevano. E si sa che la volontà può tutto.

Il contributo determinante
di Chris Von Rohr 

Ad un certo punto, nel 1991, al produttore e manager dei Krack Marco Antognini si affianca il bassista storico dei Krokus, Chris Von Rohr e i Krak volano a Los Angeles per registrare il loro primo album. Al ritorno dalla sessione di registrazione negli USA La band si rivoluziona; Pesciallo lascia la band per far posto al nuovo batterista Hena Habegger e alla chitarra si aggiunge Theo Quadri (sostituito l’anno seguente da Jgor Gianola). Il nome però non va bene, Krak ha una connotazione negativa e bisogna trovare un altra denominazione, qualcosa che richiami alla Svizzera e che stabilisca inequivocabilmente che il genere musicale di questa band è il rock and roll.
Anzi no! Non rock and roll, qui si parla di hard rock!

Da hard a Gotthard il passo è breve. Non è dato a sapere di chi sia stata l’idea, ma quel ch’è certo è che questo colpo di genio, oltre alla notevole qualità artistica del progetto, fu sicuramente rilevante nel garantire il successo mondiale della band ticinese con base in quel di Lugano ma biaschese d’adozione!
Nel 1992 esce così il primo album, che porta il nome stesso della band, “Gotthard” e il successo è immediato.

La scomparsa di Steve Lee
e l’arrivo di Nic Maeder

Da quel momento in poi tutto diventa storia, fino a quel maledetto 5 ottobre del 2010, quando lungo la Route 66 – al confine con la Death Valley -, un tragico incidente costa la vita al frontman Steve Lee.
Dopo lo smarrimento iniziale e i molti dubbi che assalgono tutti gli altri componenti della band, finalmente i Gotthard si risollevano e in onore del loro cantante tragicamente scomparso pubblicano l’album “Homegrown – Alive in Lugano“.
Poi il nuovo cantante Nic Maeder arriva a sostituire Steve e nel 2012 con la pubblicazione di “Firebirth“,  la storia prende un nuovo inizio.

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I Gotthard a Moon & Stars 2017 (foto D. Buzzi)

“Silver” a Moon & Star 2017

E lo scorso 22 ottobre, al Festival Moon & Stars, in Piazza Grande a Locarno i nostri hanno per l’appunto dato vita ad un vero e proprio concerto antologico che ha ripercorso tutti i 25 anni della loro carriera, fino alla canzoni tratte dal loro ultimo lavoro,  con Leo Leoni a trascinare il resto della band in un vortice di note e di colori, dove la voce di Nic Maeder riesce sempre ad uscire imperante ma mai prepotente.

La voce di Steve in Piazza
e la jam session con i Krokus

Ma nel momento nel quale la voce registrata di Steve Lee ha risuonato nuovamente in Piazza Grande sulle note di “Heaven”, suonata dal vivo dall’intera band, la commozione fra i quasi 10’000 presenti è stata palpabile. Sembrava che Steve non se ne fosse mai andato, che fosse ancora lì con noi, con quel suo modo di fare sbarazzino e il suo grande sorriso. È con questa immagine e con “Come Together” dei Beatles, eseguita come bis finale in jam session con i Krokus, che Moon and Stars ha chiuso questa sua 14a edizione, la prima del  nuovo corso voluto da Ringier e sotto la direzione di di Energy Schweiz AG.
Dopo tanti anni, la Piazza Grande di Locarno era ancora  gremita di pubblico, per assistere al concerto antologico della band svizzera per eccellenza, quei Gotthard che nel 1992 si erano presentati per la prima volta al pubblico con il loro album omonimo.

Probabilmente nessuno, nemmeno Steve Lee, Leo Leoni, Marc Lynn, Hena Habegger e più tardi Freddy Scherer e Nic Maeder a quel tempo avrebbero predetto tanta longevità per il loro progetto. Eppure, 25 anni dopo i Gotthard sono ancora qui e a simboleggiare tutto questo è proprio il titolo dl loro nuovo album, “Silver”; le nozze d’argento fra la band e il loro pubblico.
A Locarno i nostri hanno dato vita ad un vero e proprio concerto antologico che ha ripercorso tutti i 25 anni della loro carriera, fino alla canzoni tratte dal loro ultimo lavoro.

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I Gotthard a Moon & Stars 2017 (foto D. Buzzi)

Per informazioni: http://www.moonandstarslocarno.chhttp://www.gotthard.com/it

 


MOON & STARS, il Festival dei sogni…

Successo, spettacolo e divertimento per questa nuova edizione dell’evento musicale per eccellenza in Ticino

“Il Festival dei miei sogni”, parole queste scandite più volte dal sindaco di Locarno Alain Scherrer durante questo giorni del nuovo corso di Moon & Stars, evento passato da quest’anno sotto l’ala organizzatrice di Energy Schweiz AG.

“Un livello così alto non era mai stato raggiunto da Moon & Stars e anche il successo di pubblico, che a due terzi della manifestazione ha già superato ampiamente i volumi degli anni precedenti, sta a significare che la gente ama questo nuovo concetto sul quale è stato costruito il nuovo corso dell’evento”, questo invece è quanto espresso dagli organizzatori, i quali non nascondono certo la loro soddisfazione al nugolo di giornalisti che ogni giorno assiepano l’ala a loro riservata o che seguono le diverse conferenze stampe organizzate.
Infatti quest’anno, per la prima volta, anche il viale che si allunga da dietro il maestoso palco di Piazza Grande fino a raggiungere il lungo lago è stato coinvolto nella kermesse locarnese, con la creazione di palchi sui quali molti artisti locali, o anche solo meno noti, possono esibirsi mentre visitatori e turisti si perdono fra bancarelle e roulotte dedicate all’arte dello street food.

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Ragazzi assiepati fin dal primo pomeriggio ai cancelli d’entrata di Moon & Stars (Foto D. Buzzi)

Di tutto rispetto il catalogo di artisti sciorinato fin qui dagli organizzatori e che hanno calcato il futuristico stage di Piazza grande, che fin dalla prima serata non hanno fatto mancare assolutamente nulla al pubblico locarnese e mantenendo sempre un occhio di riguardo pure nei confronti dei turisti provenienti da oltre Gottardo.
Macklemore & Ryan Lewis  con J -Ax & Fedex, Zucchero e la cantautrice newyorkese LP (al secolo Laura Pergolizzi), Gölä e Trauffer, Jamiroquai, Amy Macdonald e Züri West, tanto per citarne alcuni, hanno regalato tanta buona musica e divertimento a questa piazza grande sempre gremita, seppure non sempre fortunata quanto a meteo.

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La piazza durante il concerto di Zucchero (Foto E. Patelli)

E questa sera il gran finale con il ritorno in Piazza Grande della band ticinese dei Gotthard, supportata per l’occasione da un opening act di tutto rispetto, dal momento che sarà la storica band solettese dei Krokus ad aprire la serata e a scaldare il folto pubblico che certamente ancora una volta accorrerà nella cittadina lacuale sopracenerina.

Un ulteriore nota positiva ha caratterizzato fino a questo momento anche questa edizione di Moon and Stars (come per’altro è stato pure il caso nel corso delle precedenti edizioni), ovvero il fatto che malgrado l’enorme afflusso di pubblico in quel di Locarno, oltre 100’000 persone, tutto è andato bene e non ci sono stati incidenti di sorta. Merito certo della perfetta organizzazione e dell’imponente servizio d’ordine che ininterrottamente vigila sulla Piazza grande e i dintorni, ma anche e soprattutto della civiltà di tutti i frequentatori della kermesse, che per nulla al mondo vogliono rovinare questa bella festa globale.

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Soundcheck  pomeridiano (Foto D. Buzzi)

Per informazioni e riservazioni: http://www.moonandstarslocarno.ch

 


Da Biasca a Oslo e ritorno

In VW maggiolino fin sui fiordi della Scandinavia

Quando si pensa alla Scandinavia si pensa a paesaggi straordinari, fiordi a picco sul mare, migliaia di isolette sparpagliate per il Mar Baltico come un’immensa grande Venezia che si disperde oltre le possibilità visive dell’occhio umano, popolazioni discendenti dagli antichi vichinghi e dagli indigeni dell’etnia Sami, grandi città e soprattutto paesaggi selvaggi e incontaminati come non se ne trovano in nessun’altra parte d’Europa.
Un gruppo di 8 amici appartenenti al VW Boxer Team Ticino lo scorso 8 giugno sono partiti da Biasca con un convoglio composto da 4 VW maggiolini, una porche Speedster e un furgone T3 per raggiungere quei luoghi per noi così remoti per un viaggio della lunghezza complessiva di quasi 5500 km fra andata e ritorno.
In questa trasferta i nostri hanno toccato ben sei stati diversi; Liechtenstein, Austria, Germania, Danimarca, Svezia, e Norvegia, per poi finalmente rientrare in Svizzera. Il punto più a nord raggiunto è stata la città di Oslo, capitale della Norvegia e metropoli con una popolazione di circa 658’000 abitanti.

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Le macchine durante una pausa in riva al fiordo di krogstadfjorden.

Durante il loro viaggio i “piloti” ticinesi si sono fermati per un paio di giorni nella città di Mjölby (SV), per partecipare al grande raduno VW BUG RUN, tenutosi nel week end dell’11/12 giugno presso l’autodromo di Mantorp, dove hanno potuto fare amicizia con molti appassionati nordici della storica casa automobilistica tedesca, i quali si sono dimostrati sorpresi e felici di poter incontrare un gruppo giunto dalla lontana Svizzera per partecipare al loro raduno.

Dopo 10 giorni sulle strade d’Europa, trascorsi fortunatamente senza incidenti e praticamente senza quasi nessun imprevisto, fatta eccezione per uno stop forzato di cinque ore in autostrada dalle parti di Rendsburg (D), durante lo spostamento da Copenaghen aAmburgo e dovuto ad una colonna della lunghezza di ben 24 km, il 18 giugno gli amici del VW Boxer Team sono rientrati in Ticino, ricchi di una nuova e grande avventura certamente indimenticabile.

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“Noi arriviamo da là”. In pausa sulle rive del Fiordo di krogstadfjorden, indicando la Svizzera.

  

 


Walter Fehr è scomparso

Se n’è andato l’omino dei jukebox   

       Il suo ultimo messaggio me lo ha inviato sabato notte alla 01.48, poche ore dopo si è spento Walter Fehr.
Ci eravamo sentiti al telefono un mesetto fa, per discutere del mio jukebox da riparare…
“Entro quest’autunno passo a vedere, dai… Faccio una passeggiata su in valle e vengo a trovarti!”, mi aveva detto.
Sì perche lui si era ritirato. Lo scorso hanno aveva deciso di terminare la sua attività e andare in pensione e così aveva chiuso il suo negozio di Paradiso.
Ma per noi, per i suoi amici e colleghi, lui era sempre disponibile.
Colleghi, Sì! Perché Walter era anche un valido musicista e un cantante dalla voce possente e carismatica, impegnato soprattutto nella riscoperta di brani gospel e religiosi.
Qualche anno fa aveva combattuto e sconfitto la leucemia, lui diceva che questo era successo anche grazie alla sua fede e alle sue canzoni!
Io credo che lui fosse semplicemente un grande guerriero e un uomo generoso, per questo era riuscito a vincere quella difficile battaglia.
Ma questa volta il fulmine improvviso e inaspettato dell’infarto non gli ha lasciato nessuna possibilità.
Walter meritava tanto di continuare a vivere, per godersi la sua famiglia e la sua meritata pensione e per poter continuare a cantare le sue canzoni e i suoi inni ancora per tanto tempo…
Ma il destino ha voluto altrimenti!

Caro Walter, mi dispiace tanto che non ti rivedrò più.
Mancherai tanto a tutti noi!

Ti abbraccio forte e ti auguro di fare buon viaggio

Ciao…

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Walter Fehr, nel suo negozio di Paradiso


Sergio Salvi e “Le lingue tagliate”

di Anita Canonica

Il 2-3 giugno 2012 ad Ostana Sergio Salvi ha ricevuto il “Premio Speciale Ostana: scritture in lingue madri”, e in suo onore fu messo in scena lo spettacolo “12 canti per 12 lingue”.

Nato nel 1932 a Firenze, dove vive, si è formato alla scuola delle piccole riviste di cultura (Quartiere, Protocolli, L’oggidì, Il bimestre). Dopo cinque libri di versi (ricordiamo Il vento di Firenze, Firenze 1960 e Le croci di Cartesio Milano 1966), un saggio di critica letteraria (Il metro di Luzi, Bologna 1965) e un romanzo (L’oro del Rodano, Rizzoli, 1972), ha abbandonato l’esercizio della letteratura. Sono stati comunque i suoi interessi letterari a portarlo, nel 1964, nella patria dei Trovatori: l’Occitania. Lì Salvi ha scoperto che la lingua d’oc non è morta nonostante il secolare divieto di usarla, e che il presunto Midi della Francia è in realtà una nazione, ancora culturalmente omogenea. Ha dunque studiato “sul campo” il problema di una “cultura” (in senso antropologico) oppressa. Dopo l’Occitania ha preso in esame, una per una, le altre culture emarginate dell’Europa occidentale e ne è nato un poderoso volume (Le Nazioni proibite, Vallecchi, 1973), che, per la sua forma paradossale, ha riscosso un certo successo ed ha provocato molto scalpore.
Sempre rivolto alle libertà di lingua Salvi si è poi concentrato sul caso Italia dove ha rilevato e denunciato un “genocidio bianco”: un delitto sottile che si compie ai danni di due milioni e mezzo di cittadini alloglotti, in contrasto con la costituzione e la dichiarazione dei diritti dell’uomo. Il suo  libro (Le lingue tagliate Rizzoli, 1975) raccontava per la prima volta agli italiani, senza pregiudiziali italocentriche, le storie parallele delle minoranze linguistiche del loro paese.

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Documenta questo “rapporto”, con rigore spietato, l’oppressione esercitata dall’attuale (siamo nel 1975) stato italiano nei confronti delle lingue e delle culture materne delle comunità minoritarie del paese: una oppressione che non mostra soluzione di continuità con quella esercitata per un ventennio dallo stato fascista e, prima ancora, da quello “liberale” e che coinvolge politici e storici, giuristi e glottologi, devoti ai vari regimi al punto di offrire una copertura “scientifica” agli operatori del genocidio.
Sergio Salvi denunciava ma indicava anche in maniera impeccabile la soluzione di questo problema. “La libertà linguistica può e dev’essere concessa a tutti i cittadini senza bisogno di ricorrere a provvedimenti speciali e senza alibi delle fughe in avanti. Basta infatti che lo stato applichi finalmente lo spirito e la lettera della sua costituzione antifascista e repubblicana”.
Sicuramente anche grazie a Salvi, con la legge 15 dicembre 1999 n. 482 “Norme a tutela delle minoranze linguistiche storiche”, lo Stato finalmente provvedeva a riconoscere ed a fornire una prima tutela alle minoranze linguistiche in Italia.
Ancora rivolto al problema della tutela linguistica usciva nel 1978 Patria e matria. Dalla Catalogna al Friuli, dal Paese Basco alla Sardegna: il principio di nazionalità nell’Europa occidentale contemporanea, (Vallecchi).
Sergio Salvi si è anche occupato del tema dell’Islam nell’Unione Sovietica nel saggio La mezzaluna con la stella rossa (1993) e della Toscana (Nascita della Toscana e L’identità toscana).
Ad Ostana Sergio Salvi ha ricevuto il “Premio Speciale” nell’ambito del “Premio Ostana: scritture in lingue madri”e gli è stata dedicata una serata speciale con lmessa in scena dello spettacolo “12 canti per 12 lingue”. Dario Anghilante, Paola Bertello, Flavio Giacchero, Luca Pellegrino e Marzia Rey hanno eseguito 12 canti nelle 12 lingue delle minoranze linguistiche in Italia.

Per acquistare il libro:
https://www.abebooks.it/ricerca-libro/titolo/le-lingue-tagliate/

Articolo di Anita Canonica, apparso sul sito Portal d’Occitània del maggio 2012
http://www.chambradoc.it/edizione2012/sergioSalvi-LeLingueTagliate.page


Sanremo 2017- Vince Gabbani ricordando al mondo che la scimmia è nuda

Quasi a sorpresa, infatti le previsioni (invero assai tendenziose) della vigilia davano Fiorella Mannoia come la favorita assoluta ad accaparrarsi l’edizione la 67° edizione di Sanremo, Francesco Gabbani si è aggiudicato il del Festival della Canzone Italiana 2017, davanti per l’appunto alla Mannoia e a Ermal Meta.
Quasi, dicevo; infatti solo un ribaltone frutto della confusione sullo stile dei Premi Oscar di quest’anno avrebbe potuto togliere al cantautore toscano la vittoria.
Ma andiamo con ordine…

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Francesco Gabbani posa per i giornalisti dell’Ariston con il trofeo del Leone Rampante

Un nuovo tormentone

Gabbani ha saputo mettere tutti d’accordo con la sua canzone “Occidentali’s Karma”, riuscendo persino a diventare il dominatore assoluto delle piattaforme di scaricamento online. Non era cosa evidente, alla vigilia, immaginare che potesse riuscire a bissare nella categoria superiore il primo posto ottenuto dello scorso anno nelle nuove proposte con la sua “Amen”. Ma già al primo ascolto si poteva intuire che questa sua nuova opera avrebbe raggiunto un importante piazzamento in classifica, e questo non solo grazie al riff musicale e alla furbata dello scimmione ballerino che accompagnava Gabbani sul palco; infatti pure il testo di “Occidentali’s Karma” è molto interessante e portatore di un messaggio tutt’altro che scontato.
Adesso per il carrarese si aprono le porte dell’ Eurovision Song Contest, dove però le regole del gioco sono totalmente differenti di quelle di Sanremo. Sarà interessante vedere come si comporterà il brano sul palcoscenico europeo, dove a contare, più che le canzoni, è lo spettacolo.
Come detto, i piazzamenti d’onore sono invece andati invece a Fiorella Mannoia, “Che sia benedetta” e a Ermal Meta con “Vietato morire”.
“Occidentali’s Karma” è un brano destinato a cavalcare una stagione molto più lunga del solito, visto il successo radiofonico e social, e si candida quindi a diventare il nuovo tormentone primaverile e estivo.
Gabbani, Mannoia e Meta, con l’intrusione un po’ a sorpresa anche di Albano, hanno poi fatto incetta anche dei vari premi “secondari” (ma non minori), confermando alla fine che questa edizione del Festival di Sanremo è certamente la migliore degli ultimi 10 anni.

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Elodie sul red carpet di Sanremo 2017 (foto Vincenzo Nicolello)

 

Giovani

Nella sezione Nuove Proposte è stato l’ex di Amici Lele, con “Ora mai”, ad aggiudicarsi l’ambito trofeo del Leone Rampante della città dei fiori, davanti al sorprendente Maldestro, “Canzone per Federica”, il quale però si è aggiudicato il premio della critica Mia Martini.
Alla fine tutti contenti e arrivederci alla prossima edizione.

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Paola Turci, Chiara e Fiorella mannoia sfilano per pubblico e stampa  lungo red carpet di Sanremo 2017 (foto Vincenzo Nicolello)